🌎 Cerco di capire come un mondo complesso sta cambiando le nostre vite.
Nota

Valutare una tecnologia dal soggetto che produce, non solo dall'output

Quando valuto uno strumento, la prima domanda che mi viene automatica è: cosa produce? Quanto in fretta, quanto bene, a che costo. È la domanda che sanno fare tutti, ed è anche quella che vende meglio.

Su quell’unico asse misuriamo quasi tutto: produttività, tempo risparmiato, qualità del risultato. Funziona, per un pezzo. Poi mi accorgo che da sola lascia fuori la metà più importante della storia.

La metà che resta fuori è questa: chi divento io, mentre lo uso? Ogni giorno che faccio funzionare quella macchina, qualcosa in me si sposta. E quel qualcosa pesa quanto l’output, a volte di più. Perché chi produce non è mai neutro rispetto allo strumento con cui produce: quello strumento mi cambia mentre lo uso, o mi allena, o mi fa perdere l’allenamento. E raramente si torna indietro.

C’è un’analogia che aiuta a vederlo. La bici e il treno portano entrambi più lontano, ma non lasciano chi li usa uguale. La bici amplifica le gambe: si pedala, e più si pedala più si diventa forti. Il treno porta anche più lontano. Solo che la strada non la si impara: si scende dove scarica, senza saper rifare il percorso da soli. Comodissimo. Finché i binari ci sono.

Molti strumenti che uso ogni giorno sono treni travestiti da biciclette. Mi danno l’output subito, e intanto mi tolgono l’attrito: quella fatica che sembrava spreco e invece era il modo in cui imparavo il terreno. Quando l’attrito sparisce, con lui se ne va la competenza: la capacità di rifare la cosa da solo domani. Il risultato resta ottimo. Chi lo produce, un po’ meno capace di ieri.

Che tipo di persona sto diventando, con gli strumenti che ho scelto?

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Categorie: System Thinking · Di Joe Casini · 14 luglio 2026
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