Non è agire sul mondo a essere violento, è il ritmo
Il cervello umano pesa il 2% del corpo eppure assorbe il 20% dell’energia disponibile. Sembra uno spreco, ma è tutt’altro: attinge a un metabolismo che si rigenera ogni giorno, non a una riserva che si svuota. Regge da milioni di anni esattamente perché vive di flusso.
La distinzione che conta non è quanto si preleva, ma da dove. Prelevare dal flusso che si rinnova è sostenibile quasi per definizione. Prelevare dallo stock, quella riserva che si accumula lentamente e si ricostituisce con tempi propri, è un’altra cosa.
La violenza di un sistema efficace non sta nell’efficacia in sé. Sta nel ritmo con cui attinge a qualcosa che non si ricostituisce alla stessa velocità. Le falde acquifere, i banchi di pesca, l’attenzione, la competenza professionale: sono tutti stock con tempi di rigenerazione che il sistema non vede mentre sta estraendo.
Il deskilling è un caso particolare di questo principio. Non è sbagliato in assoluto delegare un compito a uno strumento. Il problema nasce quando si smette di esercitare una competenza sistematicamente: lo stock cognitivo che la manteneva si deteriora più in fretta di quanto si ricostituisca. Il costo non compare nel momento in cui lo stai pagando. L’acqua esce dal rubinetto, l’app dà la risposta, la competenza che hai smesso di usare sembra ancora lì. Il prelievo è invisibile finché la soglia non è già passata.
Il problema più comune, mi sembra, non è la violenza del singolo gesto: è l’invisibilità del ritmo cumulato. Vediamo atti di efficienza, uno per uno. Non vediamo il tasso aggregato di prelievo. E i sistemi complessi tendono a dare feedback tardi: quando lo stock è già compromesso, quando la competenza è erosa abbastanza da non essere più recuperabile nei tempi brevi.
Non so se esista una soglia critica misurabile per ogni stock. Tu cosa stai consumando più in fretta di quanto si ricostruisca?