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Dovremmo usare parole grandi

Dovremmo usare parole grandi, parole in grado di contenere il mondo. Il Novecento ce ne ha consegnate alcune, patria, popolo, destino, e ci ha mostrato fin dove possono portare quando qualcuno le pronuncia con la voce abbastanza alta. Da allora abbiamo imparato a diffidarne: le abbiamo sostituite con parole piccole, parole quotidiane, più maneggevoli e meno esposte al rischio di essere piegate da chi urla più forte. Ma anche meno capaci di tenere insieme qualcosa che vada oltre il bisogno del momento.

Parole come giustizia, partecipazione, noi restano però più utili delle loro sostitute. Possono tradire, perché promettono tanto. Le parole piccole non tradiscono mai, ma per una ragione meno nobile: non promettono niente.

C’è un motivo per cui le parole grandi sono grandi: non si possono pronunciare da soli. Nessuno può dire “giustizia” o “noi” per conto proprio. Chi le usa deve discutere, cercare un accordo, tornare a parlare con chi la pensa diversamente anche quando preferirebbe non farlo. È in questa fatica che riescono a contenere il mondo.

Per lo stesso motivo espongono chi le pronuncia. Chi dice “efficienza” può sempre mostrare un numero che la certifica. Chi dice “giustizia” deve risponderne con le scelte di ogni giorno, con le persone che ha lasciato indietro quando era più comodo farlo. Le parole piccole si verificano. Quelle grandi si testimoniano, e forse le evitiamo proprio per questo: sono esigenti.

Dovremmo usare parole grandi, parole che costringano anche noi a diventare un po’ più grandi.

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Categorie: System Thinking · Di Joe Casini · 13 ottobre 2026
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