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Un caffè non è mai un semplice caffè

Numero 48 · 5 novembre 2023

Ho trascorso la settimana scorsa a Milano, per un paio di incontri di lavoro e tanti di networking. Dico networking, anche se molto più spesso taglio corto, dico che ‘prendo un caffè’ o ‘faccio quattro chiacchiere con qualcuno’.

Il networking si porta dietro molti pregiudizi : viene visto come un’azione premeditata e utilitaristica, per far progredire la propria carriera con ogni mezzo.

Anche io lo pensavo, prima di leggere un libro che mi ha fatto cambiare punto di vista.

Da quel momento in poi, nessun caffè in compagnia è più un semplice caffè e basta.

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Il libro di cui parlo è Nexus. Perché la natura, la società, l’economia, la comunicazione funzionano allo stesso modo, scritto dal fisico e divulgatore scientifico Mark Buchanan.

Al suo interno, Buchanan espone le basi di un nuovo ambito di studi: la teoria delle reti , secondo cui esiste una forma nascosta, ma unificata, in cui si organizzano gli elementi di un sistema, da Internet al cervello umano, dalle amicizie agli aeroporti.

Questa forma di organizzazione non dipende infatti dalla natura degli elementi coinvolti nella connessione e prende il nome di “nexus”.

Come se tutto questo non fosse già abbastanza interessante, Buchanan nel libro introduce un concetto che regola non solo le interazioni tra le persone, ma più in generale la società e l’economia. Un concetto che mi è molto caro, visto che dieci anni fa ho fondato un’azienda che si occupa di reputation marketing, ovvero quello del capitale sociale.

Coniato dal sociologo James Coleman per indicare un fattore determinante del successo economico, il capitale sociale è la capacità di una persona di instaurare un rapporto basato sulla fiducia, la familiarità e la comprensione, che favorisce un’agile e proficua collaborazione di lavoro.

Nel libro, Buchanan sottolinea infatti che “la condivisione di norme e aspettative che consegue all’integrazione del singolo nel gruppo favorisce gli obiettivi dell’industria”. A sua volta, aggiunge, “il fatto che i membri del gruppo condividano tacitamente numerosi principi di comportamento rende più facili tante transazioni”.

Ma non solo: il concetto di capitale sociale ci spinge anche a mettere in discussione due credenze che molti di noi hanno interiorizzato a livello personale: il primato della conoscenza sulle relazioni e l’idea del successo individuale.

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Quando parliamo di reputazione e capitale sociale, inevitabilmente stiamo parlando di reti! I modelli utilizzati sono ovviamente abbastanza complessi, ma anche in questo semplice esempio possiamo vedere come l’analisi di rete si presti a ricostruire la dinamica del capitale sociale. Prendiamo ad esempio un soggetto (A), che è in relazione con il soggetto (B) tale per cui la sua reputazione sarà equivalente alla qualità della relazione AB. A questo punto prendiamo un soggetto (C), anch’esso in relazione con (B). Nel momento in cui (B) parla a (C) di (A), si crea immediatamente una relazione tra (A) e (C), relazione che sarà influenzata da AB ma che vivrà poi in qualche modo di vita propria. Ciò che è interessante sottolineare, immaginando che in questo modello estremamente semplificato le relazioni AB e AC siano entrambe positive, è che il capitale sociale di (A) è aumentato perché è passato da avere una sola relazione nella rete ad averne due! Chiaramente nei modelli di analisi più complessi le relazioni hanno direzioni, pesi e qualità diverse, ciò nonostante anche le analisi più complesse sui capitali sociali partono da questo impianto teorico di base.

Il capitale sociale, infatti, è un tipo di capitale umano , inteso come l’insieme di conoscenze, competenze, abilità, emozioni, capacità relazionali, acquisite durante la vita da un individuo e finalizzate al raggiungimento di obiettivi sociali ed economici, singoli o collettivi.

I nostri sistemi educativi, tuttavia, si concentrano molto più sullo sviluppo di conoscenze e competenze che su quello di capacità relazionali (o di networking), che sono alla base del capitale sociale.

Lo sviluppo di queste capacità viene lasciato al singolo, e anche un po’ al caso. Ma come dimostra Buchanan, saper creare e mantenere una rete di relazioni non è meno importante nella vita di acquisire tante altre competenze più tecniche.

Un altro mito che il capitale sociale ci aiuta a sfatare è quello del successo individuale.

Secondo questa credenza, ogni persona ha successo o fallisce in base ai propri sforzi personali e alle proprie abilità.

Da un punto di vista psicologico, il rifiuto di pensare al successo come un risultato collettivo fa parte del nostro bisogno di mantenere un’immagine positiva di noi e di continuare a considerarci come fautori o fautrici del nostro destino. Il problema è che non lo siamo, o almeno, non lo siamo così tanto.

Tutti gli ingredienti del successo che consideriamo ‘individuali’ – il talento, l’intelligenza, l’educazione, l’impegno e la fortuna – sono profondamente legati non solo alle reti di persone che conosciamo, ma anche a quelle che non conosciamo, ma che potremmo conoscere indirettamente attivando la nostra rete di relazioni.

Questo cambio di prospettiva ci libera dal mito dell’individualismo e ci permette di apprezzare il potere del capitale sociale e, in fondo, quella dei legami umani.

Per questo, da quando ho letto Buchanan, non penso più a un caffè come un semplice caffè, ma come un’occasione di stringere un legame, l’ennesimo, in una fragile ma preziosa rete di relazioni che, vista dall’altro, ci unisce tutte e tutti.

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Il consiglio d’ascolto di questa settimana non poteva non riguardare la rete per eccellenza : Internet.

Tra meme, propaganda e cybersicurezza, Internet è una rete sempre più intricata: ne ho parlato con Carola Frediani , autrice della newsletter e del sito Guerre di Rete, in uno degli ultimi episodi della seconda stagione del podcast.

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«In che modo secondo te il capitale sociale incide nella società di oggi?»

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Buona domenica e a presto,

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