Recap fine anno
Best of Mondo Complesso 2025
Questa è l’ultima newsletter della stagione.
Scriverla ha un sapore strano: da una parte la tentazione di tirare le somme, dall’altra la consapevolezza che ogni bilancio dica sempre meno di quello che è successo davvero. La prima sensazione, però, ha vinto sulla seconda e ne approfitto, in questo numero, per fermarmi un attimo e chiedermi cosa ha funzionato e cosa meno nel 2025. E soprattutto: cosa ci ha fatto cambiare strada lungo il percorso.
Una delle deviazioni più nette di questa stagione è arrivata il 5 ottobre. Doveva uscire il secondo numero del dossier sul capitalismo, quello in cui avremmo parlato di sistemi monetari e dell’idea (volutamente provocatoria) di “soldi che scadono”. Un tema che avevamo preparato con cura, convinti fosse il passo successivo naturale.
Il genocidio a Gaza, il sequestro della Flotilla, le manifestazioni di massa di solidarietà che ne sono seguite, mi hanno costretto a una domanda scomoda ma inevitabile: che senso ha continuare a parlare d’altro, in questo momento? Ci sono fasi della Storia in cui il silenzio equivale a complicità. E ce ne sono altre in cui parlare d’altro diventa una forma più sottile di rimozione. Ho avuto la sensazione che fossimo esattamente lì.
È stato anche paradossale, a pensarci bene. Stavamo lavorando a un dossier su come il denaro struttura il potere, crea gerarchie, decide chi conta e chi no. E cosa sta accadendo a Gaza se non una delle manifestazioni più crude di come potere economico, militare e politico possano convergere fino a stabilire quali vite abbiano valore e quali possano essere sacrificate?
Alla fine, la newsletter si è fermata. Non come gesto eroico, ma come gesto di rispetto. E come invito a fare quello che spesso dimentichiamo: restare, informarsi, non distogliere lo sguardo.
Quella riflessione non è rimasta confinata alla newsletter. Anche il podcast ha seguito la stessa traiettoria. Abbiamo dedicato due episodi a Gaza: uno con Karem Rohana, conosciuto su Instagram come karem_from_haifa, per esplorare il ruolo dei social network nella diffusione dell’identità palestinese e delle sue istanze; e uno, uscito domenica scorsa, con Jamil El Sadi, attivista italo-palestinese e giornalista, per parlare di come si tengono vivi temi che spariscono rapidamente dalle prime pagine, ma non dalla realtà.
Forse questa è stata la lezione più netta della stagione**: i progetti editoriali non vivono in una bolla. **Sono attraversati dal mondo, anche quando vorrebbero non esserlo. E, a volte, la scelta più onesta non è andare avanti come previsto, ma fermarsi e cambiare direzione.
Anche il podcast, come la newsletter, quest’anno ha seguito traiettorie a volte previste e a volte no. Le puntate che avete ascoltato e commentato di più raccontano bene questa tensione costante tra il bisogno di capire il presente e la difficoltà di farlo senza semplificare troppo.
Una delle più apprezzate è stata quella con Gennaro Panzuto, ex camorrista e collaboratore di giustizia, prima di due puntate “dossier” dedicate al tema della sicurezza. Parlare di carcere, pentimento e legalità senza slogan, con la complessità che questi temi meritano, non è mai semplice. Forse proprio per questo l’episodio ha trovato tanto ascolto: perché non offriva risposte comode, ma domande difficili. Con la fortuna, in quell’occasione, di avere come co-host il giornalista Gabriele Cruciata, che ha contribuito ad allargare ancora di più lo sguardo.
Un’altra puntata che avete seguito molto è stata quella con la scrittrice Djarah Kan. Abbiamo parlato di categorie, identità, etichette: strumenti che usiamo per orientarci nel mondo ma che, se non stiamo attenti, diventano gabbie. La letteratura, in questo senso, è emersa come uno spazio di disobbedienza gentile, capace di complicare invece di semplificare.
Con il giornalista Alessandro Sahebi abbiamo invece affrontato il conflitto tra ideali e realtà, la coerenza che pretendiamo da noi stessi e quella che i social sembrano esigere da chiunque prenda parola. Una conversazione su quanto sia faticoso restare fedeli a ciò in cui crediamo senza trasformare quella fedeltà in rigidità morale.
Infine, l’episodio con Valerio Nicolosi ha toccato uno dei temi che più attraversano questo progetto: le frontiere. Non solo quelle geografiche, ma anche quelle narrative, simboliche, politiche. Raccontarle significa spesso attraversarle, mettendo in discussione il punto da cui si guarda.
Se non hai avuto tempo durante l’anno, il consiglio è semplice: recuperali con calma durante le vacanze. Non scadono, e anzi forse funzionano meglio quando non li ascolti di corsa.
Una delle novità più importanti di questa stagione è stata portare il podcast dal vivo, con il pubblico. È stato un valore aggiunto enorme: cambiano le energie, cambiano le domande, cambia il modo in cui le parole risuonano quando non finiscono solo in un microfono ma in una stanza condivisa.
Allo stesso tempo, non è stato tutto semplice. La partecipazione è cambiata molto da puntata a puntata e organizzare episodi in presenza ha reso più complicato anche incastrare le disponibilità degli ospiti. Ma forse è proprio qui che sta il punto. Costruire spazi fisici di confronto richiede tempo, fiducia, abitudine.
Portare le conversazioni fuori dallo schermo, però, resta una direzione in cui credo molto. Perché condividere uno spazio, oggi, è già una forma di resistenza alla frammentazione continua.
Hands-off (e arrivederci al 2026)
La cosa che amo di più di Mondo Complesso, da sempre, è che mi ha permesso di incontrare persone straordinarie, preparate, generose, da cui ho imparato tantissimo. Anche per questo mi piace iniziare ogni anno aprendo le porte di casa e lasciando le chiavi a qualcun altro.
Sì: anche quest’anno è tempo di hands off per la newsletter.
Si comincia l’11 gennaio con Edoardo Bucci, direttore creativo di Scomodo, uno degli spazi (creativi, fisici, politici) più interessanti oggi in Italia.
Il 25 gennaio sarà la volta di Immanuel Casto, artista, game designer, past president di Mensa Italia e tra i protagonisti del mio primo docufilm HI! Human Intelligence.
Chiuderemo l’8 febbraio con Bruno Mastroianni, filosofo ed esperto di dispute felici. Sono particolarmente curioso di vedere come Mondo Complesso cambierà nelle sue mani, perché mai come ora abbiamo bisogno di reimparare a litigare bene.
Io, nel frattempo, mi fermo un attimo. Il progetto tornerà nel 2026, con qualche novità e nuove domande. A presto!
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