Privilegio o diritto?
Viviamo in un mondo sempre più interconnesso,
dove i fenomeni locali diventano rapidamente globali e in cui le conoscenze si influenzano continuamente.
Un mondo che ci sfida ad evolverci, per non vedere
il nostro campo dell’efficacia ridursi di giorno in giorno.

Io mi chiamoJoe Casini , e questo è Mondo Complesso.
Oggi parlo di…
- 👕 Privilegio
- ⚙️ Bias cognitivi
- 👩🏫 Formazione in azienda
DOSSIER PRIVILEGIO 2 di 3
Essere visitati da una dottoressa empatica, disponibile e competente.
Frequentare un’università dove insegnano docenti eccellenti.
Spostarsi in città comodamente , a qualsiasi ora del giorno.
Sono diritti che, in teoria, tutte e tutti e noi dovremmo avere: diritto alla mobilità, alla sanità, all’istruzione.
Eppure, molto spesso questi diritti diventano dei privilegi. Ma che tipo di privilegi? E cosa separa, in sostanza, un privilegio da un diritto?

“Abbiamo tutti una combinazione di vantaggi non guadagnati e svantaggi non guadagnati nella vita”, affermava Peggy McIntosh, la prima persona a parlare di ‘privilegio’ nel senso in cui lo intendiamo oggi (vuoi saperne di più? Recupera la prima parte di questo dossier).
Vantaggi che però, a differenza di quanto possa pensarsi, non sono solo e necessariamente di classe o economici.
Come spiega infatti il filosofo Lorenzo Gasparrini su Domani: “Ancora tantɘ credono che un privilegio sociale sia una condizione di benessere economico tale da non doversi preoccupare di quello che capita alla maggior parte delle persone. Privilegio sarebbe non dover avere a che fare con la sanità pubblica perché ci si può permettere quella privata; privilegio sarebbe non dipendere da trasporti gestiti male e mantenuti peggio, ma permettersi mezzi propri per arrivare dappertutto”.
Per Gasparrini, però, la differenza è molto chiara: “Questi non sono esempi di privilegio sociale, ma del possesso di capitali : che siano in denaro o in conoscenze di persone o di ambienti esclusivi, sono risultati che si ottengono con il possesso, ereditato o guadagnato, di qualcosa. Il privilegio sociale consiste invece nell’avere possibilità in più (oppure ostacoli in meno) rispetto ad altrɘ chehanno gli stessi nostri diritti ma che, in assenza del privilegio che abbiamo, non possono esercitarli , in parte o del tutto, non per via di qualcosa di acquisibile, ma per via di qualcosa che ci viene attribuito grazie a caratteristiche non “acquistabili” direttamente, ma socialmente valutate come migliori”.
Come capiamo dal discorso di Gasparrini, quindi, il privilegio sociale riguarda quindi il genere, ma anche la razza, l’etnia, la cittadinanza, il livello di istruzione, la disabilità, l’orientamento sessuale, la neurodiversità, la salute mentale, il nostro aspetto fisico.
In questo senso, avere un privilegio economico ci permette di essere visitati da una dottoressa empatica, disponibile e competente e che è tale proprio perché lavora nel privato.
Avere un privilegio sociale vuol dire essere visitati da una dottoressa che prende sul serio il tuo dolore, non sottovaluta i tuoi sintomi e arriva a una diagnosi adeguata : un privilegio che, spesso, le donne e le persone razzializzate non hanno (se ti interessa questo tema, un paio di anni fa ne parlai sull’Huffington Post a proposito del diritto a ricevere una diagnosi).
Il privilegio si manifesta quindi in forme diverse ma, almeno secondo me, quasi sempre tre caratteristiche fondamentali.
La prima è la sua invisibilità. “Così come gli uomini sembrano spesso ignari dei propri vantaggi in quanto uomini, noi donne bianche siamo spesso inconsapevoli della nostra posizione di vantaggio proprio in quanto bianche”, spiega McIntosh nel suo saggio.
E per spiegarsi meglio, usa una metafora abbastanza calzante: il privilegio è uno zaino invisibile e senza peso che ci portiamo dietro. Al suo interno ci sono proprio quei “vantaggi non guadagnati”, vantaggi di cui, nella maggior parte dei casi, siamo all’oscuro.

A costo di sembrare eccessivamente retorico e sfiorare i confini delle credenze mistiche, ti confesso che ogni volta che vedo questi grafici resto senza parole, perché mi sembra davvero di vedere qualcosa di molto profondo riguardo al funzionamento dell’esistenza stessa. Quelli che vedi sono solo alcuni degli esempio di “leggi di potenza” (in inglese “power-law distribution”), ovvero una particolare forma di distribuzione che si verifica quando un tratto in una popolazione non ha ad esempio una distribuzione “normale” (la classica curva a campana che vediamo ad esempio per l’altezza delle persone, che tende a concentrarsi attorno a un valore medio e diminuire più o meno rapidamente quanto più ci si allontana in entrambe le direzioni). Al contrario, la legge di potenza ci mostra come spesso alcuni tratti siano scarsamente presenti nella maggioranza della popolazione, e al contrario molto presenti in una piccola minoranza : è insomma il principio sintetizzato dall’effetto di San Matteo!
Se ci pensiamo ad esempio, quando parliamo ci sono alcune parole che utilizziamo spessissimo, ma queste sono davvero una piccola parte delle parole presenti nella nostra lingua. Incredibilmente, la stessa cosa vale per la dimensione dei centri abitati (nel mondo ci sono una manciata di metropoli e un’infinità di piccoli centri urbani) così come per quella dei terremoti (i terremoti distruttivi sono rari, le piccole scosse molto frequenti) e dei conflitti (fortunatamente le grandi guerre sono molto rare, mentre il numero aumenta esponenzialmente via via che riduciamo la dimensione del conflitto). E per quanto riguarda le classifiche di vendita dei libri? Esatto, ancora una volta abbiamo pochissimi bestseller a fronte di un numero enorme di libri che ogni anno vengono pubblicati.
Per questo motivo, la legge di potenza viene spesso sintetizzata con il motto “il vincitore prende tutto” ed è proprio su questo aspetto che a mio si ricollega al tema del privilegio. Proprio come un libro superata una soglia critica di vendite non può fare a meno di continuare a vendere grazie al solo fatto di essere venduto (se ci pensi, quante volte hai comprato un libro perché era in classifica, oppure esposto in bella vista in libreria o condiviso molto sui social network?), anche per il potere e la ricchezza vale la stessa cosa e una volta accumulata una certa quantità di capitale, questo tendenzialmente non potrà che aumentare sempre di più a prescindere dai nostri meriti o demeriti (ovviamente ci sono anche altre dinamiche che entrano in gioco, ma ne parleremo un’altra volta). Per questo nel tempo abbiamo creato leggi per ridistribuirla forzatamente (tassazione e sostegno al reddito) o per limitare gli accentramenti di potere nelle mani di poche persone, e per questo dobbiamo continuare a promuoverne altre per rendere più eque le nostre società destrutturando i privilegi ancora esistenti.
La seconda caratteristica è la tendenza dei privilegi ad accumularsi , anche chiamata “effetto di San Matteo”.
L’espressione trae origine dal Vangelo secondo Matteo, dove si dice: “Poiché a chi ha, verrà dato, e sarà nell’abbondanza: ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha”. In ambito scientifico, questo principio si traduce in un effetto cumulativo che premia esponenzialmente coloro che si trovano già in una posizione di privilegio.
Come spiega ad esempio il sociologo Robert K. Merton nel suo libro Social Theory and Social Structure , infatti, “un contributo scientifico avrà maggiore visibilità nella comunità degli scienziati quando è introdotto da uno scienziato di alto profilo rispetto a quando è presentato da uno scienziato che non ha ancora lasciato il segno”.
La terza caratteristica è che il privilegio porta all’oppressione.
Come spiega infatti un altro sociologo, Manolo Farci, in un articolo pubblicato su Il Tascabile, rifacendosi alle teorie della filosofa politica Iris Marion Young: “Se, nella sua accezione tradizionale, l’oppressione nasce dall’esercizio evidente di un potere dispotico da parte di un gruppo dominante, per Young l’oppressione non è sempre un processo intenzionale o facilmente identificabile. Al contrario, essa appare talmente incorporata nelle strutture sociali, nelle norme culturali e nelle pratiche istituzionali che diventa invisibilmente parte integrante della nostra vita quotidiana”.
“Secondo questa visione, si può non avere un briciolo di razzismo o di sessismo in corpo, ma in quanto maschio bianco, per esempio, si beneficerà sia del privilegio dei bianchi sia del privilegio dei maschi, spesso indipendentemente dalla propria volontà ”, spiega Farci.
Queste tre caratteristiche, e in particolare l’ultima, distinguono i privilegi dai diritti.
I privilegi sono invisibili , i diritti sono spesso scritti nero su bianco sui documenti ufficiali.
L’accumulo di privilegi è un fenomeno negativo , quello di diritti è una forma di progresso.
Il privilegio porta all’oppressione , i diritti alla libertà.
Eppure, la separazione non dovrebbe essere così grande.
Come spiega infatti il filosofo Michael J. Monahan in The Concept of Privilege: A Critical Appraisal, “i privilegi dovrebbero essere intesi come diritti umani , diritti che sono negati alla maggior parte dell’umanità nella pratica, anche se sono garantiti loro in linea di principio. I non bianchi, per esempio, dovrebbero avere i vantaggi della bianchezza, ma naturalmente, se li avessero, non si tratterebbe di privilegi perché non sarebbero più esclusivi per i bianchi. Etichettarli in quel modo, quindi, è fuorviante proprio perché li posiziona retoricamente come interessi di cui i privilegiati usufruiscono ingiustamente, piuttosto che riconoscere che si tratta di diritti di cui gli svantaggiati vengono privati ”.
La strada per distruggere i privilegi sta nella lotta non solo per nuovi diritti, ma per diritti applicati davvero in maniera universale? Per me sì.
E tu che ne pensi? Rispondi a questa mail e non dimenticare che ci rileggiamo tra due settimane, con il terzo numero di questo dossier sul privilegio.

Che ne sarà dei nostri diritti nel futuro? Trovi qualche spunto in “Ossessionati dal futuro”, uno dei nuovi episodi del podcast di Mondo Complesso in cui chiacchiero insieme a Irene Doda, giornalista freelance e autrice del libro “L’utopia dei miliardari” facendo qualche riflessione su classe, lavoro, genere e tecnologia.

«Quali privilegi dovremmo considerare diritti?»
Buona domenica e a presto,

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