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Perché esploriamo?

Numero 69 · 25 agosto 2024

Ormai penserai che sono ossessionato! Dopo il numero sulle vacanze e quello sul senso del viaggio, ecco un’altra newsletter su un tema simile: l’esplorazione.

E forse hai ragione, un po’ lo sono… del resto Mondo Complesso nasce proprio con l’idea non soltanto di “esplorare” un nuovo mondo, ma di “esplorare il modo in cui lo esploriamo”!

Ci sono molti modi per farlo, possiamo esplorare la nostra città o anche la rete, rimanendo però seduti sul divano di casa, ma la domanda sulla quale mi soffermo oggi come forse avrai intuito è un’altra: cosa ci spinge a esplorare?

Da dove viene la voglia di scoprire cose nuove e possibilmente migliori, anche quando siamo soddisfatti di quelle che abbiamo già?

Il libro che mi ha aiutato a trovare qualche risposta su questo argomento s’intitola Fisica sociale e il suo autore è l’informatico statunitense Alex Pentland, direttore tra le altre cose del Human Dynamics Laboratory al MIT.

Questo libro è senza dubbio uno dei miei preferiti, ma partiamo dall’inizio: la fisica sociale, di per sé, è un campo della scienza che utilizza strumenti matematici ispirati dalla fisica per comprendere il comportamento umano. Nella maggior parte dei casi, questi strumenti sono grandi quantità di dati (i cosiddetti big data) che al loro interno contengono pattern matematici che ci permettono di capire, o almeno di fare ipotesi, su come le interazioni sociali avvengono e si diffondono.

E se in passato le ricerche dei sociologi sono dipese da set di dati limitati e da indagini che ci dicono ciò che le persone dichiarano circa i propri pensieri e comportamenti, piuttosto che ciò che veramente pensano e fanno , oggi i big data ci permettono di andare oltre tutte questo.

Grazie alla fisica sociale, infatti, stiamo intuendo, ad esempio, che gli esseri umani rispondono in modo molto più potente a stimoli di natura sociale , ovvero che riguardano il rapporto con altre persone, che a quelli meramente economici.

Può sembrare ovvio, ma non è così, e alcune osservazioni di Pentland ne sono la prova.

Prendiamo come esempio, appunto, l’esplorazione, intesa come la volontà di un individuo di scoprire qualcosa che non conosce.

Secondo Pentland, i nostri modelli esplorativi relativi ai comportamenti d’acquisto sono simili a quelli degli animali quando vanno a caccia di cibo.

“Ricerchiamo sempre il miglior rapporto qualità/ prezzo tra le alternative a disposizione a livello locale, ma talvolta decidiamo di avventurarci alla scoperta di esperienze e fonti nuove – variazioni analoghe a quelle degli animali che di tanto in tanto decidono di andare a cacciare in una zona sconosciuta o a cercare nuovi fonti di cibo”, spiega l’esperto.

E, proprio come nel caso degli ecosistemi animali, anche per gli esseri umani l’esplorazione è fonte di cambiamento del contesto in cui viviamo, a partire dalle nostre città.

“Questi «scatti esplorativi » – gli acquisti in negozi mai visti, i giorni liberi trascorsi a girovagare per la città, i fine settimana fuori porta -sembrano alquanto importanti per l’ecologia locale delle aree urbane”, afferma Portland.

Analizzando i dati delle carte di credito relativi alle città con un indice di esplorazione superiore alla media, l’esperto ha scoperto infatti che negli anni successivi queste riportavano un incremento del PIL , della popolazione e della varietà di negozi e ristoranti aperti.

In questo senso, quindi, l’esplorazione è un loop che si alimenta: la volontà degli individui di esplorare un certo spazio, come una città, porta altri a voler fare lo stesso.

Ma esistono fattori che condizionano profondamente i nostri “scatti esplorativi”. E come è prevedibile nel caso della fisica sociale, riguardano proprio i nostri rapporti con le persone che abbiamo vicino.

Fisica sociale è un termine che potrebbe sembrare contraddittorio. Da un lato, la fisica studia il mondo naturale attraverso leggi e formule matematiche. Dall’altro, il comportamento umano è notoriamente complesso e imprevedibile. Tuttavia, la fisica sociale unisce queste due aree per esplorare come i modelli matematici possano spiegare le dinamiche dei gruppi umani, i flussi di informazioni e la diffusione delle idee.

Alex Pentland ha portato avanti l’idea che, attraverso l’analisi dei dati su larga scala (come quelli raccolti dai telefoni cellulari, dalle transazioni digitali e dai social media), possiamo scoprire le regole sottostanti che governano il comportamento sociale. I Big Data che raccogliamo dalle nostre interazioni digitali possono essere visti come una sorta di “traccia digitale” che ciascuno di noi lascia nel mondo: analizzando queste tracce, siamo in grado di comprendere come si formano le reti sociali, come si diffondono le idee e come si possono prevedere comportamenti collettivi.

Un esempio pratico del lavoro di Alex Pentland è lo studio della diffusione delle idee all’interno di una comunità. Pentland ha dimostrato che le persone tendono a cambiare opinione non solo per effetto dei media o dell’informazione ufficiale, ma soprattutto grazie alle interazioni quotidiane con chi li circonda. Ha identificato un principio chiamato “social influence” : le opinioni si diffondono come le onde in uno stagno, influenzando progressivamente le persone vicine.

Pentland osserva infatti che “le probabilità di fare nuove esperienze sono più alte, per tutti i membri della rete sociale, nei luoghi visitati più di rado. L’esplorazione alla scoperta di nuove idee tende a essere più fruttuosa in posti lontani, mentre le comuni esperienze della vita quotidiana assurgono al livello di norme sociali tramite il coinvolgimento nella comunità locale”.

In altre parole, le nostre rete di amicizie influenza la nostra volontà di esplorazione e in un certo senso la limita : se siamo amici, tenderemo a frequentare prima o poi tutti gli stessi posti e , proprio perché siamo amici, è più difficile che riusciremo a “staccarci” da questi posti per esplorare altri, in cui nessuno di noi ci è mai stato.

Arrivati a questo punto, però, una domanda sorge spontanea: perché ci ostiniamo a esplorare, spesso mettendo da parte le preferenze delle persone che abbiamo vicino o le nostre stesse valutazioni?

“Per la teoria economica, l’attività esplorativa tende a diminuire man mano che si conosce il quartiere, scoprendo i negozi più convenienti e i modelli d’acquisto più adeguati al proprio stile di vita. Ma le cose non stanno proprio così ”, spiega Pentland.

L’esplorazione non ha mai fine e resiste agli imperativi economici e sociali: è una forza superiore a entrambi.

Una forza che forse non può trovare spiegazione “solo” grazie alla fisica sociale, ma che ha diversi motivi biologici e psicologici.

Da un lato, infatti, questo impulso ha radici profonde nella nostra storia evolutiva, dove esplorare nuovi territori e ambienti era essenziale per la sopravvivenza, permettendo di trovare risorse, adattarsi e prosperare.

Dal punto di vista psicologico, invece, l’esplorazione ci permette di superare i limiti del conosciuto, spingendoci a scoprire l’ignoto e a comprendere meglio il mondo e noi stessi.

Economia, fisica sociale, biologia, psicologia : le abbiamo scomodate tutte per trovare la ragione che ci spinge a non smettere mai di muoverci, fisicamente o mentalmente. E nessuna di queste contiene, da sola, l’unica risposta a questa domanda.

E secondo te, perché esploriamo?

A proposito di limiti da esplorare (o inesplorabili!): nell’ultima puntata del podcast di Mondo Complesso trovi la chiacchierata che mi sono fatto con il filosofo e professore Davide Sisto sul rapporto tra tecnologia, morte, memoria e immortalità.

ASCOLTA LA RISPOSTA

«Cosa ci spinge ad abbandonare la sicurezza dello status quo ed esplorare l’ignoto?»

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