Oggi parliamo di coscienza
Viviamo in un mondo sempre più interconnesso,
dove i fenomeni locali diventano rapidamente globali e in cui le conoscenze si influenzano continuamente.
Un mondo che ci sfida ad evolverci, per non vedere
il nostro campo dell’efficacia ridursi di giorno in giorno.

Io mi chiamoJoe Casini , e questo è Mondo Complesso.
Oggi parlo di…
- 🌎 Coscienza arcaica, magica e mitologica
- ☯️ Etica
- 🤖 Intelligenza artificiale
🎥 …ma prima di cominciare, ho una domanda!
Sto lavorando ad un documentario sul tema dell’intelligenza (a 360°, non soltanto quella artificiale!) e dopo l’estate comincerò le riprese tra Italia, Inghilterra e Stati Uniti, intervistando persone famose e non, scienziati e artisti…
Ti interesserebbe se condividessi un diario di viaggio con le persone incontrate, i temi trattati e tutto ciò che succede prima, dopo e durante le riprese sul set?
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Alle origini della coscienza
Mentre il caldo di luglio tocca nuovi record e l’Italia intera viene colpita dagli effetti variegati della crisi climatica , ho pensato di dedicare questa puntata della newsletter a quella che forse è la teoria scientifica più nota. Parlo della teoria dell’evoluzione di Charles Darwin , a cui veniamo introdotti fin dalle elementari in ambito biologico ma che viene spesso applicata a diversi settori della nostra conoscenza, dalle questioni sociali a quelle economiche.
Ecco, oggi vorrei provare ad applicare questa teoria alla nostra coscienza.
La coscienza rappresenta l’enigma più profondo per gli studiosi della mente umana. Non esiste aspetto della nostra esistenza più familiare e personale della nostra esperienza cosciente, eppure, allo stesso tempo, non vi è nulla di più sfuggevole. Nei decenni più recenti, abbiamo sviscerato una moltitudine di fenomeni mentali grazie alla ricerca scientifica, ma la coscienza rimane, ostinatamente, un mistero irrisolto.
Nonostante ciò, oggi voglio provare a guardare a questo fenomeno come dicevo da una nuova prospettiva e per farlo partiremo da un libro…

Il libro in questione si chiama “Figure della mente. La coscienza attraverso la lente dell’evoluzione” ed è scritto da Simona Ginsburg ed Eva Jablonka , due docenti specializzate in storia del pensiero scientifico e pensiero biologico. Come suggerisce il sottotitolo, adottando il punto di vista proprio della teoria dell’evoluzione, le due autrici affermano che la coscienza esiste in forme molto diverse e non è statica o monolitica come potremmo immaginarla.
Gli esempi più significativi sono quelli del polipo e delle api. Alcuni scienziati hanno infatti dimostrato che il polpo non solo è uno degli animali più intelligenti della terra (è addirittura in grado di risolvere problemi articolati come ad esempio svitare dei barattoli) ma è anche in grado di cambiare colore a seconda delle emozioni che prova in uno specifico momento. Allo stesso modo è stato dimostrato che le api – il cui senso di comunità è biologicamente così spiccato da predisporle alla morte in cambio della difesa dell’alveare – hanno una spiccata capacità di socializzare con altri individui in modo assai intimo, così come possono fare i gabbiani , che sono animali con una vastissima rete amicale.
Ginsburg e Jablonka evidenziano la possibilità che per rispondere a esigenze evoluzionistiche alcuni animali abbiano sviluppato la coscienza, e che quindi tutto sommato anche la nostra coscienza possa esser stata una risposta a esigenze di adattamento e sopravvivenza. In poche parole, la coscienza sarebbe una proprietà emergente della complessità insita nell’evoluzione dei sistemi viventi – ossia non sarebbe più una peculiarità propria soltanto della nostra specie.


Questo grafico – che mi rendo conto è un po’ “ardito”, ma confido nella vostra clemenza! – illustra le fasi chiave dello sviluppo della coscienza umana, da quando nasciamo fino all’età adulta, con un’occhiata al potenziale sviluppo ulteriore. Nei primi mesi successivi alla nascita (infanzia precoce, punto 1) la coscienza è principalmente legata alla percezione sensoriale immediata. Gopnik, Meltzoff e Kuhl nel loro libro “The Scientist in the Crib” esplorano come i bambini iniziano a comprendere il mondo che li circonda a partire da queste prime esperienze. Nella fase successiva (punto 2) i bambini iniziano a riconoscersi allo specchio, un’indicazione di una crescente auto-coscienza. In età prescolare (punto 3) generalmente i bambini iniziano a capire che gli altri hanno pensieri ed esperienze diverse dalle loro, aprendo così il mondo che in psicologia è esplorato dalla Teoria della mente. In adolescenza poi (punto 4) si sviluppa la capacità di pensare in modo più astratto e di riflettere più profondamente sui propri pensieri ed esperienze (i libri su questo tema sono praticamente infiniti, tra i tanti vi consiglio “Capire un adolescente” di Barbara Strauch). A questo punto la coscienza è idealmente completamente sviluppata, permettendo un pensiero astratto, un’empatia profonda, e una complessa coscienza di sé. È però evidente come questo percorso è in realtà senza fine , basti pensare all’opportunità offerta dall’anzianità per aumentare ancora la nostra coscienza (a tal proposito consiglio ancora un libro di Barbara Strauch, “I tuoi anni migliori devono ancora venire”) oppure a come sia possibile farlo attraverso la psicoterapia o le pratiche di meditazione.
Riprendiamo un attimo la teoria dell’evoluzione di Darwin, in particolare i due pilastri essenziali sui quali si basa :
- Esiste un singolo progenitore o comunque un gruppo ristrettissimo di progenitori da cui derivano tutte le specie che conosciamo;
- La selezione naturale , cioè il principio per cui delle variazioni genetiche casuali che si dovessero riscontrare in degli individui e che dovessero risultare utili alla sopravvivenza, vengono trasmesse finché non diventano caratteristiche tipiche della specie
A partire da essi molti scienziati hanno elaborato teorie ed effettuato scoperte utilissime nei secoli. Una delle più rilevanti è quella della biologa Mary Jane West-Eberhard , secondo cui i geni che compongono il DNA non sono i leader dell’evoluzione, ma i follower. Ossia esistono dei bisogni esterni a cui i geni si adattano per trasformare la specie di riferimento.
Se uniamo questo concetto a quello per cui la coscienza è un miglioramento evolutivo , possiamo dedurre che noi umani potremmo aver “imparato” ad avere una coscienza , e che la nostra coscienza si è evoluta nel tempo. Significa ad esempio che i libri di storia dovrebbero essere in parte riscritti semplicemente per includere un nuovo punto di vista essenziale, e cioè che gli uomini e le donne del passato avevano una coscienza diversa dalla nostra , e non solo caratteristiche fisiche diverse come ad esempio una diversa conformazione dei piedi, una peluria differente o una statura minore.
È la posizione del filosofo Jean Gebser , secondo cui la coscienza è un fenomeno in transizione cominciato con una fase arcaica sperimentata dai primi ominidi prima ancora che emergessero i concetti di tempo e narrazione (motivo per cui i nostri antenati più antichi secondo Gebser vivevano in un “eterno presente”), e che si è via via evoluta adattandosi alle nuove necessità: il passaggio all’agricoltura ha introdotto la necessità di padroneggiare il tempo, e questo bisogno ha modificato la nostra coscienza così come lo ha fatto la comparsa del linguaggio. O dei social network.
Le argomentazioni di Ginsburg, Jablonka e Gebser ci consentono infatti non soltanto di guardare in retrospettiva come si è evoluta la nostra coscienza nei millenni passati, ma anche ad immaginare come lo farà in quelli che verranno.
Il ritmo esponenziale con cui la tecnologia si sviluppa oggi potrebbe aver creato un nuovo ambiente di selezione per l’evoluzione della nostra coscienza, come ha evidenziato Antonio Damasio nel suo libro “L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano” in cui afferma che l’uso delle tecnologie digitali sta trasformando il modo in cui pensiamo e interagiamo con il mondo, influenzando così la nostra coscienza.
E visto che l’argomento ora è di estrema attualità, anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe spingerci a riflettere sulla natura della coscienza stessa. Se le macchine possono imparare, prendere decisioni e persino sviluppare forme di empatia, come evidenziato dal famoso test di Turing, potrebbero magari un giorno anche essere considerate consce? E se sì, che tipo di coscienza avrebbero? Queste domande potrebbero non solo espandere la nostra comprensione della coscienza, ma anche rimodellare i nostri concetti di etica e diritti.
In conclusione, l’evoluzione della coscienza non è un concetto statico o monolitico, ma un processo dinamico e multidimensionale che si adatta alle necessità di sopravvivenza e progresso. Le scoperte scientifiche, le innovazioni tecnologiche e le sfide culturali continuano a modellare la nostra coscienza in modi imprevedibili, spingendoci ad affrontare nuovi dilemmi etici e filosofici. Ma nonostante le sfide che potremmo incontrare lungo il cammino, la nostra capacità di riflettere, di adattarci e di evolverci ci dà la speranza di poter affrontare il futuro con ottimismo e determinazione.

Uno dei motivi per cui resto affascinato dai discorsi sulla coscienza è il legame che essa ha sul concetto di etica. Si tratta di un concetto difficile da definire, articolato e mutevole. Eppure in un mondo dominato dalle macchine parlare di etica diventa essenziale per capire quale futuro vogliamo costruire.
Ne ho parlato con Giuseppe Riva , psicologo esperto proprio di etica. Nel podcast abbiamo dialogato proprio di etica umana e di intelligenza artificiale. Credo siano punti essenziali per il dibattito di oggi e spero che possiate godervi la chiacchierata con lui almeno quanto ne ho goduto io.
Clicca sulla GIF per vedere il video 👇🏻

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