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Oggi parliamo ancora di crisi climatica

Numero 42 · 13 agosto 2023

Mentre guardo la colonna di fumo che si alza da Siniscola e sopra alla mia testa i canadair vanno e vengono , ripenso a come le ultime settimane sono state disastrose. I giornali e i telegiornali ci hanno parlato di incendi, alluvioni e grandinate che hanno colpito praticamente tutta l’Italia. Ormai la crisi climatica non solo è arrivata tra noi, ma ha già iniziato a esprimersi sotto forma di fenomeni estremi che condizionano le nostre vite quotidiane creando danni ingenti, distruggendo case ed edifici e mettendo a rischio l’esistenza stessa di alcuni luoghi.

Ma la crisi climatica – guardandola in un’ottica di complessità – non è certo una crisi che riguarda solamente temperature, piogge e livelli dell’acqua. Si tratta di una crisi sistemica, cioè di un problema che tocca da vicinissimo anche il mondo del lavoro, della fiscalità, della demografia fino a intaccare abitudini millenarie come ad esempio quelle culinarie o paesaggistiche.

Ecco perché forse siamo ancora in tempo a evitare il collasso ambientale per un pelo, ma molto di ciò che abbiamo sempre dato per scontato è probabilmente già perso.

Il nostro pianeta e la vita su di essa sono il risultato di un equilibrio affascinantissimo di milioni di diversi elementi che si influenzano l’uno con l’altro e anche fortemente interdipendenti ciascuno dall’altro. L’esempio forse più interessante è quello della Corrente del Golfo, ossia un fenomeno di spostamento ciclico delle acque dai Tropici all’Artico che avviene grazie a un progressivo cambiamento della temperature dell’acqua e della sua densità.

La Corrente del Golfo ha un impatto fortissimo sul Nord America orientale e l’Europa occidentale poiché contribuisce a mitigare le temperature lungo le coste evitando che zone come ad esempio la Norvegia siano sommerse dai ghiacciai. Di conseguenza ha anche un grande impatto sulla vita degli animali di queste zone, sulla vegetazione e sulle abitudini umane.

Un articolo di Nature del 2021 ha però messo in evidenza che la Corrente del Golfo sta iniziando a collassare a causa delle attività umane e dello scioglimento dei ghiacciai, che rallenta la corrente. Secondo l’articolo ciò avrebbe “impatti gravi sul sistema climatico globale” generando effetti a catena molto gravi su altri ecosistemi. Questo avviene perché – appunto – gli ecosistemi sono interdipendenti, e una forte diminuzione delle temperatura in Nord Europa, ad esempio, determinerebbe grandi conseguenze anche sul resto d’Europa e sul Nord America.

Un allarme ancora più potente è arrivato da un articolo recentissimo apparso su Nature Communications nel quale non solo si conferma l’elevata possibilità che la corrente collassi, ma anche che ciò sarebbe imminente. I ricercatori parlano già del 2025. Le conseguenze sarebbero disastrose per noi europei ma anche per chi vive nel continente americano e asiatico, in cui il flusso dei monsoni potrebbe cambiare radicalmente.

Gli effetti anche solamente politici e umani (per non parlare della nostra sopravvivenza!) sarebbero potentissimi. E anche se non ce ne accorgiamo, qualche assaggio della questione intorno a noi già esiste.

Alcune conseguenze della crisi climatica che forse non conosci…

Wine Icon
Il cambiamento climatico determina alterazioni nell’acino d’uva, che matura più velocemente e concentra maggiori percentuali di zucchero che ne aumentano il grado alcolico. Per questo motivo molti vignaioli sono stati costretti ad anticipare la vendemmia rispetto ai cicli canonici. Inoltre, a causa del cambiamento climatico, alcune regioni vitivinicole tradizionali potrebbero diventare inadatte alla coltivazione delle uve: se la temperatura aumentasse di 2 gradi entro il 2050, potrebbe sparire il 56% delle attuale regioni vitivinicole.

Coffee Icon
La crisi climatica sta influenzando la produzione di caffè e cacao in tutto il mondo, con possibili conseguenze sui prezzi e sulla disponibilità di questi prodotti. Per quanto riguarda il caffè, l’aumento della siccità nelle regioni produttrici di caffè potrebbe portare a un calo dell’offerta e a una diminuzione della qualità del prodotto, mentre i prezzi potrebbero raddoppiare entro il 2050 , mentre entro la stessa data la produzione di cacao potrebbe invece diminuire del 30%. Per affrontare questi effetti si dovranno ricercare nuove varietà di piante più resistenti alle condizioni climatiche estreme.

Olympics Icon
Entro il 2085, solo il 8% delle città ospitanti le Olimpiadi estive potrà farlo in condizioni di sicurezza a causa della crisi climatica. Ad esempio i picchi drastici e repentini di temperature durante l’estate possono influire sulle prestazioni degli atleti e sulla salute degli spettatori: alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021, si sono registrate temperature record che hanno richiesto misure di sicurezza aggiuntive per prevenire colpi di calore e disidratazione.

UNESCO Icon
La crisi climatica rappresenta una minaccia significativa per i siti patrimonio dell’UNESCO in tutto il mondo. Secondo le previsioni, entro il 2100 potrebbe essere a rischio il 70% dei siti patrimonio mondiale a causa dei cambiamenti climatici. Ci sono già casi documentati di siti patrimonio dell’UNESCO che sono stati danneggiati o distrutti a causa dei cambiamenti climatici. Ad esempio, la città di Sanaa, in Yemen, ha subito danni significativi a causa dei cambiamenti climatici come pure il Taj Mahal in India, il quale ha subito danni visibili a causa delle piogge acide negli ultimi decenni.

Solomon Islands Icon
Le Isole Salomone stanno subendo gli effetti della crisi climatica, in particolare l’innalzamento del livello del mare, che sta causando la scomparsa di alcune isole e villaggi. Cinque isole nelle Isole Salomone sono scomparse a causa dell’innalzamento del livello del mare dal 1947 al 2014, mentre la penetrazione di acque salate nelle falde acquifere, rende meno ospitali le altre rendendo l’acqua potabile non utilizzabile.

Male Fertility Icon
La crisi climatica sta influenzando la fertilità maschile, con effetti sulla qualità dello sperma. Gli uomini esposti a temperature superiori ai 40°C per più di 5 giorni consecutivi hanno mostrato una riduzione significativa nella qualità dello sperma. Alessandro Palmieri, presidente Sia e Professore Associato di Urologia all’Università Federico II di Napoli, ha dichiarato: «la concentrazione di spermatozoi negli ultimi 40 anni è dimezzata, e nei prossimi 50 rischiamo di perdere anche l’altro 50%».

Nel 2021 la Corte di Cassazione italiana ha accolto il ricorso presentato da un cittadino ningeriano che si era visto respinta la richiesta dello status di rifugiato politico in Italia. Il ricorso venne accolto perché l’uomo riuscì a dimostrare che le attività di alcune compagnie petrolifere avevano reso invivibile la propria area di origine. Si tratta di un caso “da manuale” di migrante climatico, cioè di persona che si muove dal proprio luogo natale perché diventato inabitabile per via dei cambiamenti climatici.

Secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre, nel 2022 più di 17 milioni di persone al mondo sono state costrette a fuggire per colpa di fenomeni o rischi meteorologici estremi, mentre l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati sottolinea che i territori più esposti ai cambiamenti climatici sono anche quelli politicamente più fragili e instabili e in cui la persecuzione razziale, culturale, politica è più frequente, specie in Africa e Asia.

Tutto ciò è già realtà, ma a breve la situazione sarà molto peggiore. Il collasso della Corrente del Golfo potrebbe causare milioni di nuovi rifugiati, anche europei, obbligati ad andarsene da casa propria. Il punto è semplice: se sempre meno posti risultano abitabili, i pochi rimasti adatti alla vita umana saranno presi d’assalto, con conseguenze gravissime in termini politici e demografici.

È vero, viviamo in un mondo in cui l’equilibrio di base del sistema sta vacillando e occorre adottare soluzioni che in alcuni casi dovranno essere anche drastiche. Ma la buona notizia è che abbiamo l’intelligenza – nel senso più ampio e umano del termine – per riuscirci.

Tra i cambiamenti innescati dalla crisi climatica, ci sono anche quelli legati a ciò di cui parliamo e leggiamo… o forse no? Fa strano dirlo, ma secondo i risultati del monitoraggio periodico svolto da Greenpeace e l’Osservatorio di Pavia sembra proprio che la crisi climatica non sia tra gli argomenti preferiti dall’informazione italiana, che quando affronta il tema lo fa più che altro per raccontare la cronaca di qualche disastro e senza mai approfondirne davvero le cause.

Eppure anche qui qualcosa si muove e ne abbiamo parlato con Nicolas Lozito in una puntata del podcast! Vi lascio qui di seguito una breve clip in cui Nicolas racconta come il giornalismo ambientale sia cambiato negli ultimi anni, mentre qui trovate la puntata completa sul mio canale YouTube.

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«Cosa ti spaventa di più dei cambiamenti che la crisi climatica potrebbe causare?»

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