Le vacanze sono davvero il tuo tempo “libero”?
Sapevi che il termine “vacanza” affonda le sue radici nel latino vacare , che significa “essere vuoto, libero ”?
In origine, indicava un periodo in cui i campi giacevano incolti e le persone erano sgravate da ogni occupazione.
Nel corso dei secoli, il concetto si è evoluto, assumendo connotazioni più legate al riposo, al divertimento e alla scoperta di nuovi luoghi (sul concetto di viaggio, puoi recuperare la newsletter di qualche settimana fa).
Le vacanze, insomma, sono diventate un pilastro della società moderna, un diritto sancito da leggi e contratti , un momento tanto atteso per ricaricare le energie e allontanarsi dalla routine quotidiana.
E, soprattutto in Europa, questo momento corrisponde, in maniera quasi automatica, per la maggior parte delle persone, al mese di agosto.
È possibile pensare a un modello diverso, però?

Ad agosto, gran parte non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa, si ferma. La maggior parte delle aziende chiudono per due o tre settimane.
E per alcune persone, questa sosta forzata è una benedizione. Per altre, un sogno.
È l’impressione che ho avuto leggendo questo articolo pubblicato su Jacobin , dal titolo abbastanza esplicativo: Give Everybody the Month of August Off.
Il punto di vista qui è quello del giornalista statunitense Miles Kampf-Lassin e si vede: negli Stati Uniti, come in tante altre parti del mondo, agosto è un mese come tanti altri.
Al di lì dei problemi strutturali dei sistemi dei singoli Paesi – negli USA, le persone hanno in media solo dieci giorni di vacanza pagati all’anno e prendere ferie non è obbligatorio -, l’articolo sottolinea come il “modello europeo” abbia i suoi benefici sia a livello personale che professionale su lavoratori e lavoratrici.
E questo non lo metto in dubbio: staccare fa bene. Ma perché farlo tutti insieme, in alcuni casi in maniera forzata a causa delle chiusure aziendali?
Da un lato, tutto questo risponde a una logica capitalista precisa: massimizzare l’efficienza garantendo che le persone lavorino (e non lavorino) in contemporanea. L’azienda decide, e quindi limita, in un certo senso, la libertà delle persone di prendere ferie quando preferiscono.
Ma garantisce anche tutele: tempo libero pagato, nessuna conseguenza sul loro posto di lavoro , che tornerà a essere lì quando lavoratori e lavoratrici torneranno dalle ferie.
In Italia, nello specifico, il fenomeno delle chiusure estive prende forma con il boom economico degli anni Sessanta e viene fortemente promosso dal settore automobilistico. Come si legge infatti in questo articolo di The Vision : “Il potente blocco industriale metalmeccanico spingeva verso la iper-motorizzazione di massa, per fare dell’Italia uno dei Paesi con la più alta percentuale di auto pro-capite al mondo; la conformazione della città-fabbrica fordista, refrattaria alle funzioni ricreative, generava desiderio di fuga; lo stesso sistema produttivo di fabbrica incentivava un’organizzazione del tempo a intermittenza, con impianti che chiudevano all’unisono, intere filiere di fornitura che andavano in stand-by. L’industrializzazione cambiava le forme dei riti d’estate”.
Una forma di organizzazione, insomma, che, come qualsiasi tipo di organizzazione, ha l’obiettivo di trasformare l’entropia dell’ambiente esterno (la società) in un ordine interno a un altro ambiente (l’azienda).
Tuttavia, la rigidità del calendario feriale “europeo” non rispecchia le esigenze e i ritmi di vita di tante persone, e io sono una di queste.

In questo grafico (fonte Statista) si vede chiaramente come per i paesi occidentali ci siano stati due momenti in cui le lotte sindacali hanno portato a un aumento dei giorni di ferie e vacanza per i lavoratori. Il primo momento è stato all’inizio del XX secolo, fino alla Seconda guerra mondiale che ha ovviamente segnato un punto di crisi. Il secondo va dagli anni Sessanta fino a tutti gli anni Ottanta. A partire dagli anni Novanta inizia ad esserci molta differenza da paese a paese: mentre alcuni hanno infatti continuato ad aumentare i giorni di ferie per i propri lavoratori, in altri si è addirittura assistito a una loro diminuzione.
Come sa bene chi legge questa newsletter ormai da qualche anno, io ad agosto non “stacco”. Vado in un luogo di villeggiatura e sicuramente allento molto i miei ritmi, ma continuo a lavorare ai miei progetti.
Piuttosto che cambiare drasticamente vita per qualche settimana, preferisco cercare di mantenere un equilibrio durante l’anno , aumentando o abbassando i ritmi a seconda delle necessità e della voglia del momento – consapevole di poterlo fare perché nella mia vita ho alcuni vincoli e non altri.
Ne sono consapevole: è un discorso da persona privilegiata. Ho dalla mia il privilegio di fare un lavoro non solo che mi piace, ma che è abbastanza flessibile da permettermi di scegliere, a grandi linee, quando staccare e quando no.
Dico a grandi linee, perché mentirei se dicessi che anche questo sistema non ha le sue controindicazioni.
Da un lato, è un sistema che non facilita la vita delle persone con figli, almeno nel nostro Paese. Le vacanze scolastiche, a differenza che in altri paesi europei, in Italia sono quasi tutte concentrate in estate. Per le famiglie con bambini le possibilità di compiere viaggi nel resto dell’anno sono quindi limitate.
Non solo: l’estate è in generale un momento delicato per chi ha figli, dato che le scuole chiudono, ma i genitori continuano a lavorare. In assenza di un sistema di welfare più solido , le famiglie in Italia compensano ripiegando su nonni, centri estivi e altre soluzioni più o meno creative.
In particolare, secondo il Rapporto PLUS 2022 dell’INAPP, i nonni e le nonne assumono un’importanza significativa nella redistribuzione dei carichi di cura: nel 57,9% dei casi, sono infatti la risorsa principale a cui i genitori affidano i propri figli: più di amici, parenti, baby sitter ma anche dei servizi non a pagamento come associazioni e parrocchie.
Andare in vacanza in questo periodo risulta quindi anche un modo per sopperire a questa mancanza di welfare. Non molti lo sanno (soprattutto nelle nuove generazioni), ma per risolvere almeno in parte questo problema in passato alcune aziende, come la FIAT, prevedevano delle vere e proprie colonie estive per i figli dei loro dipendenti: io pure da bambino sono andato diverse volte in colonie del genere, un altro esempio di benefit che col tempo è andato sparendo con il tempo.
D’altro canto chi non ha ferie (come ad esempio i lavoratori autonomi, i freelance , ma anche tutti quei lavoratori non retribuiti come ad esempio chi si occupa di gestire la casa o assistere un familiare fragile), al contrario di chi lavora per aziende che promuovono le chiusure estive ha forse più libertà, ma decisamente meno tutele.
In una società fluida, come ha teorizzato il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman in Modernità liquida , i rapporti di potere sono più forti per una serie di motivi:
- La flessibilità, valorizzata nelle società liquide, si traduce spesso in lavoro autonomo con rapporti a breve/medio termine. Questa precarietà indebolisce la posizione di lavoratori e lavoratrici, rendendoli più vulnerabili a licenziamenti arbitrari e a condizioni di lavoro sfavorevoli.
- La società liquida promuove l’individualismo, spostando la responsabilità della propria sicurezza economica sulle spalle del singolo lavoratore. Ciò indebolisce la solidarietà di classe e la capacità di negoziazione collettiva.
Avere più flessibilità e autonomia nella gestione del proprio tempo introduce un elemento di complessità in azienda o nel rapporto con i clienti: è una dimensione che richiede uno sforzo maggiore di comprensione e organizzazione rispetto al vecchio modello delle “chiusure estive”.
Ma è anche una dimensione che, per me e credo per molte altre persone, risulta infinitamente più gratificante.
Tu che ne pensi?

A proposito di riti e ricorrenze, che tu sia al mare o in ufficio, non perderti l’ultima puntata del podcast di Mondo Complesso: insieme a Elisa Bellotti , giornalista e insegnante, infatti, ho parlato dei temi che dividono la Chiesa cattolica di oggi, come il ruolo delle donne, il rapporto con la comunità LGBTQIA+ o la morale sessuale, e della nascita di una spiritualità alternativa a quella religiosa.

Iscriviti per ricevere i prossimi numeri direttamente nella tua casella.
Iscriviti