La paura di confermare uno stereotipo
Ciao {{FIRSTNAME}},
sono da poco tornato da un piccolo tour in Sicilia e quindi scrivo questa newsletter avendo ancora negli occhi la bellezza di quella regione! Non è stata solo una vacanza visto che sono andato per partecipare a un convegno molto interessante che si è tenuto a Trapani sugli impatti che l’intelligenza artificiale avrà sulla psicologia (nei prossimi giorni pubblicherò qualche reel su Instagram), ma diciamo che tra tutti i posti in cui poteva essere organizzato il convegno sono stato fortunato!
Del resto un po’ di relax ci voleva, sia perché ultimamente con Aethic.AI stiamo facendo moltissimi interventi di sensibilizzazione all’uso etico delle AI nelle aziende , sia perché nei prossimi giorni con Mondo Complesso avremo tanto da fare visto che ho una bella notizia da darti!
Per l’estate infatti Mondo Complesso si sposta sotto le stelle. Lasciamo infatti temporaneamente la redazione di Scomodo per trasferirci al Parco delle stelle a San Lorenzo. Saranno quindi tre serate molto speciali che comprenderanno anche una serata dossier con un co-host d’eccezione… preparati perché nei prossimi giorni pubblicheremo il programma di questo piccolo festival!
E ora, cominciamo!
“Donna al volante, pericolo costante”.
“Agli uomini gay piace la moda”.
“Le persone di origine asiatica sono forti in matematica”.
Fa strano leggere tanti stereotipi tutti insieme, no?
Alcuni sembrano “innocui”, altri apertamente offensivi. Ma tutti hanno qualcosa in comune: riducono le persone a un’etichetta.
Questa newsletter, che esce proprio il primo giorno del mese del Pride e a poche settimane dalla Giornata contro l’omolesbobitransfobia, mi sembra l’occasione giusta per soffermarmi su un fenomeno di cui forse hai già sentito parlare, ma che merita di essere esplorato con attenzione: lo stereotype threat o “minaccia dello stereotipo”.
Una dinamica invisibile, ma reale, che può sabotare le performance, logorare l’autostima e condizionare la vita di chiunque appartenga a un gruppo marginalizzato (e non solo!).

Tutto comincia nel 1995, in un’aula dell’Università di Stanford. I ricercatori Claude Steele e Joshua Aronson stanno cercando di capire perché gli studenti afroamericani ottengano risultati peggiori nei test standardizzati rispetto ai colleghi bianchi. Le cause socio-economiche ci sono, certo, ma secondo i due psicologi non bastano a spiegare l’intero fenomeno. Così formulano un’ipotesi: e se fosse la paura di confermare uno stereotipo a compromettere le loro performance?
Nasce così il concetto di stereotype threat, “minaccia dello stereotipo”: un effetto psicologico che si manifesta quando una persona, consapevole di uno stereotipo negativo legato al gruppo a cui appartiene, si trova in una situazione in cui teme di confermarlo. Steele e Aronson lo testano con un esperimento: fanno sostenere un test a un gruppo misto di studenti bianchi e afroamericani. A metà di loro viene detto che il test misura l’intelligenza, all’altra metà no. Il risultato? Quando l’intento del test è esplicitamente cognitivo, gli studenti afroamericani performano peggio. Quando non lo è, le differenze scompaiono.
La spiegazione è nelle basi della psicologia sociale: il nostro cervello ha bisogno di schemi per dare senso alla complessità del mondo. Categorizziamo persone, oggetti e comportamenti in gruppi per semplificare. È un meccanismo utile, finché non si trasforma in automatismo. Gli stereotipi sono la scorciatoia cognitiva che ci aiuta a orientarci, ma diventano pericolosi quando li usiamo come unica bussola. Non sono solo “idee sbagliate” sulle persone: sono aspettative interiorizzate che, se attivate, possono cambiare il nostro comportamento.
Lo dimostra un altro esperimento ispirato a quello di Steele e Aronson, ma stavolta in ambito STEM. A un gruppo di studenti e studentesse viene chiesto di risolvere un test di matematica. A metà viene detto che “in genere i maschi ottengono risultati migliori”. Risultato: le ragazze performano peggio. Ma quando la frase non viene detta? Le differenze spariscono. La sola attivazione di uno stereotipo, anche senza alcun atto discriminatorio diretto, basta a modificare l’esito di una prova.
E non è un caso isolato. Secondo l’OCSE, in presenza dello stereotipo “la matematica è da maschi”, anche le ragazze con ottimi voti sviluppano meno fiducia nelle proprie capacità. Gli insegnanti, spesso inconsapevolmente, sottostimano il potenziale femminile, influenzando le scelte scolastiche e professionali. Nei Paesi con maggiore uguaglianza di genere, queste distorsioni si riducono, confermando che non c’è nulla di biologico: è il contesto a fare la differenza.
Lo stereotype threat non agisce solo nei test. Può ridurre il coinvolgimento sul lavoro, rendere più difficili le interazioni tra gruppi, e portare le persone a sentirsi fuori posto in spazi in cui sentono di non “appartenere”. È invisibile, ma non per questo meno reale.

Ma se la minaccia dello stereotipo colpisce le persone appartenenti a gruppi stigmatizzati, cosa succede quando entra in gioco il privilegio?
È una delle domande che si sono posti Elise Kalokerinos e il suo team in uno studio del 2017. I ricercatori hanno studiato uomini che lavorano in professioni storicamente femminili, come insegnanti o assistenti sociali. L’obiettivo era capire se anche chi appartiene a un gruppo tradizionalmente avvantaggiato possa sperimentare lo stereotype threat e, in caso, con quali effetti. Il ragionamento è questo: se lo stereotipo dice che per essere un bravo insegnante devi essere gentile e prenderti cura degli altri (qualità associate più spesso alle donne) allora forse un uomo, in quel contesto, potrebbe sentirsi fuori posto. E magari impegnarsi di meno nel lavoro, temendo di confermare il pregiudizio.
Lo studio ha mostrato che, sì, anche gli uomini possono percepire la minaccia dello stereotipo. I partecipanti che dichiaravano di sentirla maggiormente riportavano anche minore soddisfazione lavorativa e meno coinvolgimento nella propria professione.
Ma c’è un ma: in media, la minaccia percepita era più bassa rispetto a quella rilevata in studi su gruppi storicamente discriminati. Gli stessi ricercatori avanzano un’ipotesi: forse è l’effetto di un meccanismo noto come “glass escalator”, per cui gli uomini che lavorano in ambienti a maggioranza femminile tendono a essere promossi più in fretta, guadagnare di più e accedere più facilmente a posizioni di leadership. Un privilegio che, anche se non annulla la minaccia dello stereotipo, può renderla meno impattante.
La teoria di Steele, insomma, regge: chiunque può essere vulnerabile allo stereotype threat. Ma il contesto, e il potere che si ha dentro quel contesto, può fare la differenza.
E poi, c’è anche l’altra faccia della medaglia. Se l’attivazione di uno stereotipo negativo può danneggiare la performance, in certi casi può succedere anche il contrario. Si parla di “stereotype boost” quando uno stereotipo positivo legato alla propria identità migliora le prestazioni. Un esempio classico: alcune studentesse americane di origine asiatica ottengono risultati migliori nei test di matematica se viene sottolineato il loro background e peggiori se si insiste invece sul loro genere. Ancora più curioso è il caso dello “stereotype lift”: migliorare le proprie performance non perché si attiva uno stereotipo positivo sul proprio gruppo, ma uno negativo su un altro gruppo. È un effetto comparativo: sapere che “altre persone” sono ritenute meno brave, per qualche motivo, aumenta la sicurezza in sé stessi e riduce l’ansia da prestazione.
Tutto questo ci racconta una cosa importante: il nostro comportamento non è mai davvero “individuale”. È costantemente attraversato da aspettative culturali, narrative sociali, etichette implicite.
E anche se non sempre ce ne accorgiamo, queste etichette parlano dentro di noi. E alle volte, purtroppo, anche per noi.

Quali stereotipi associamo alle vita delle persone che sono o sono state in carcere? Ne abbiamo parlato in una delle ultime puntate del podcast di Mondo Complesso con Gennaro Panzuto, ex camorrista oggi pentito e attivista nella sensibilizzazione delle nuove generazioni. Una conversazione su carcere, sicurezza, pentimento e legalità che ti consiglio di recuperare.

(clicca sulla GIF per ascoltare la risposta)

«Ci sono stereotipi che hanno influenzato la tua vita?»
Buona domenica e a presto,

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