🌎 Cerco di capire come un mondo complesso sta cambiando le nostre vite.
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Il valore del tempo

Numero 36 · 21 maggio 2023

*Viviamo in un mondo sempre più interconnesso,
dove i fenomeni locali diventano rapidamente globali e in cui le conoscenze si influenzano continuamente.
Un mondo che ci sfida ad evolverci, per non vedere
il nostro campo dell’efficacia ridursi di giorno in giorno.*

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*Io mi chiamo **Joe Casini**, e questo è **Mondo Complesso***.

**Oggi parlo di**…
⏳ Valore del tempo
💸 Lavoro non retribuito
🦏 Pensieri veloci ed evoluzione

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**Il valore del tempo**

Nell’ultimo numero della newsletter abbiamo dato il via a un dossier in tre numeri dedicato al **tempo**. Si tratta di un elemento così essenziale delle nostre vite ma al contempo così complesso e sfuggente che da sempre abbiamo **una gran difficoltà a definirlo**, a quantificarlo, a immaginarlo. E per questo ho deciso di partire proprio da una domanda banale eppure difficilissima: **cos’è il tempo?**

Chi mi segue lo sa: più che dare risposte mi piace offrire domande. E quindi dopo lo scorso numero ora siamo pronti a **capire insieme** l’elemento successivo alla sua definizione. Ossia: **ma quanto vale il tempo? Qual è il suo vero valore?**

La domanda è cruciale. Ne va del nostro **lavoro**, della nostra retribuzione, ma in fondo anche dei **momenti felici** che trascorriamo da soli o in compagnia. Insomma, capire come dare valore al tempo che ci è dato a disposizione è un passo importante per **vivere in modo più sereno** e consapevole.

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Nella sua opera più nota pubblicata nel 2013 - **Il Capitale del XXI secolo** - l’economista francese **Thomas Piketty** prova a riscrivere il Capitale di Marx alla luce della società contemporanea. Uno degli elementi più interessanti messi in evidenza da Piketty è che negli Stati Uniti **il 76% delle diseguaglianze** nella mobilità verticale è spiegato da alcuni fattori di cui il principale è **il tempo speso a spostarsi per lavoro**. Il tragitto casa-lavoro e lavoro-casa - nota Piketty - è lavoro non retribuito, in uno slancio che darebbe ragione a un vecchio detto: **il tempo è denaro**.

A ben pensarci questa sarebbe un’altra delle infinite definizioni che potremmo dare al tempo. Ma lo stesso concetto ci aiuta ad esplorare un altro ambito importante, ossia il **valore del tempo.** Nella nostra società il valore del tempo viene il più delle volte quantificato in **termini monetari**, e per quantificarlo si usa spesso come unità di misura il denaro guadagnato all'ora. Questa visione è così radicata che potremmo dire che essa impatta tutto il nostro modo di percepire il mondo e addirittura il linguaggio. Tanto che spesso sentiamo dire **"Ho risparmiato un’ora"**, "L’imprevisto mi è costato un'ora", "le ferie mi sono costate due settimane di lavoro".

Ma facciamo un passo indietro a **un’epoca pre-capitalista**. A una società ad esempio in cui era ritenuto saggio e salutare dedicare una parte della giornata all’**otium**, cioè al riposo dal lavoro, agli amici, ad attività piacevoli e rigeneranti. In società simili era ben chiaro che il valore del tempo **non potesse essere quantificato solo in termini di guadagno**, ma che fosse anche legato in modo importante ad elementi qualitativi della propria esistenza, come appunto il ritrovarsi con gli amici, il **passeggiare**, il conversare, il **riposarsi**.

Sembra come se a noi fosse sfuggito un concetto che invece gli antichi avevano compreso bene: ognuno di noi ha a disposizione le stesse ventiquattro ore, e **la qualità delle nostre vite** è determinata dal modo in cui decidiamo di utilizzarle. E forse per questo impieghiamo molto tempo a organizzare il nostro tempo, mentre nell’antichità la maggior parte delle nostre ore era dedicata alla **soddisfazione delle necessità basilari**.

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Quando parliamo di "valore del tempo", in Economia c'è un noto grafico che rappresenta come gli individui decidono di allocare il proprio tempo tra tempo libero e lavoro (ovvero reddito, ovvero consumi). Se osservate le curve di indifferenza (si chiamano così) disegnate qui sopra, vedete subito come ciascun individuo sia disposto a barattare indifferentemente (da qui il nome!) diverse combinazioni di tempo libero e reddito, ma via via che queste combinazioni si polarizzano il trade-off tra i due diventa maggiore. Tradotto: oltre un certo livello di reddito (e quindi al di sotto di una certa soglia di tempo libero) per poter rinunciare ancora al mio tempo chiederò in campo aumenti di reddito sempre maggiori. Insomma, il costo-opportunità è crescente, da cui la forma convessa della curva!

Per noi è importante **guadagnare tempo**, e a ben pensarci la possibilità di "guadagnare tempo" è la chiave di lettura più interessante della **storia della tecnologia** ovvero – come direbbe [Matt Ridley](https://www.ibs.it/libri/autori/matt-ridley) – **la prosperità non è altro che "tempo risparmiato"**: non oro, perle o grandi conti in banca. «La vera misura del valore di una cosa sono le ore che ci vogliono a ottenerla».

Facciamo l’esempio della **luce elettrica.** L’illuminazione artificiale nel 1300 era **ventimila volte più costosa di oggi**, ed enormemente meno efficiente. Perché abbiamo lavorato affinché ottenessimo un così grande miglioramento? Perché **per noi umani la luce ha molto valore**.

Ecco quindi l’essenza del valore del tempo. Sta nella nostra volontà di allocare tempo in quell’attività specifica. Un po’ come se **il valore del tempo non fosse univoco e universale,** ma invece dipendesse dalle attività sulle quali investiamo il nostro tempo. Del resto, l’unico motivo per cui decido di investire il mio tempo a favore della persona che amo anziché del cliente noioso o del capo petulante è solo che **quella persona è più importante** del cliente e del capo.

E siccome quella persona è più importante, anche quel tempo lo sarà e lo vivrò con maggior relax e maggior desiderio. Non solo: quel tempo avrà anche **un maggior costo-opportunità**: siccome è di gran valore, per rinunciarvi c’è bisogno di una grande contropartita, che sia essa economica, umana, personale o chissà cos’altro. Non solo, questa contropartita ha **un’utilità marginale decrescente**, per cui abbiamo bisogno di incentivi sempre maggiori per rinunciare a porzioni maggiori di tempo libero (il che in parte spiega come mai **gli stipendi dei top manager** – idealmente sempre reperibili – crescano così rapidamente rispetto a quelli dei dipendenti perché paradossalmente avendo un tenore di vita più alto anche il costo opportunità della reperibilità è più elevato).

Infine, credo che nulla mostri il valore del tempo quanto **il modo in cui si è evoluto il cervello**. Sappiamo infatti che la quasi totalità dei nostri processi mentali sono inconsci, sostanzialmente al pari di tutte le altre specie animali. Come mai? Perché **i processi mentali inconsci producono "pensieri veloci"** (per citare Daniel Kahneman), ovvero ci danno la possibilità di rispondere molto in fretta agli stimoli ambientali. Ecco allora che risparmiare tempo in un ambiente altamente incerto e pericoloso – come quello in cui ci siamo evoluti come specie – può **fare la differenza tra sopravvivere o morire**. Risparmiare tempo è così importante che le specie animali più evolute hanno imparato non soltanto a reagire molto rapidamente, ma anche a "**predire" i cambiamenti** ambientali per poterli anticipare.

Ma dell’importanza del futuro ne parleremo meglio nella prossima newsletter.

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A proposito di "pensieri veloci" e di come possano diventare **disfunzionali** rispetto alle sfide poste dalle società contemporanee, [nell’ultima puntata del mio podcast](https://open.spotify.com/episode/44mZ7L3tDncqzWjePUBw1G) ho conversato col **sociologo Massimo Cerulo,** che a lungo ha parlato del "capitalismo emotivo", ossia delle emozioni umane su cui la società capitalista fa leva per orientare le nostre scelte e influenzare le nostre vite.

[ASCOLTA IL PODCAST](https://spoti.fi/3I344cj)

Tra le domande e le risposte che ci siamo fatti a vicenda è emerso **il tema della riflessione, del riposo, del pensiero dedicato alle nostre stesse emozioni**. Serve a capirle meglio, e quindi a capisci meglio anche da soli. Ma per fare tutto questo - appunto - serve tempo.

E il tempo non è che c’è o non c’è. Il tempo è lì, anzi è qui. Dobbiamo solo **decidere come distribuirlo**, e attraverso la sua distribuzione capiremo veramente chi siamo e cosa vorremmo invece essere.

Buona domenica e a presto,
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