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Il dilemma del futuro

Numero 37 · 4 giugno 2023

Fin da quando l’essere umano è apparso sulla Terra una delle sue più grandi frustrazioni è il concetto di futuro. Potremmo immaginarla come la maledizione dell’essere umano : poter immaginare il futuro, poterne parlare, poterlo quasi arrivare a sfiorare essendo sempre destinato a rincorrerlo. Il futuro, insomma, è un vero dilemma.

Se nei numeri precedenti di questo dossier dedicato al concetto di tempo abbiamo provato a definirlo e a valutarlo , in quest’ultimo numero proveremo a toccare il tema forse più importante della questione: come possiamo vivere con serenità l’imprevedibilità del futuro? E ancora: cosa possiamo fare per orientare il futuro a nostro vantaggio?

Quando frequentavo l’Università di Economia, uno degli esami che più mi appassionò fu quello sulla teoria dei giochi. C’era un concetto particolarmente affascinante, ovvero la cosiddetta “ombra del futuro ”. Di solito siamo abituati a pensare al futuro come alla conseguenza delle nostre azioni oggi, ma se ci pensiamo è anche vero il contrario: ciò che immaginiamo avverrà in futuro, indirizza il modo in cui ci comporteremo oggi, come una sorta di profezia che si autoavvera!

Siamo animali sociali che vivono in gruppi altamente diversificati e specializzati, e in cui dunque l’interazione è all’ordine del giorno. Il frutto delle nostre interazioni genera il nostro futuro. Il problema è che lo genera in modi imprevedibili. Perché l’ombra del futuro non si estende necessariamente in un arco di tempo limitato a ieri, oggi e domani. Molto più spesso lo si ritrova in analisi lunghe anni o decenni (pensiamo ad esempio a quando decidiamo se investire o non investire per arginare la crisi climatica) e le trasformazioni – anche quelle più drastiche o rivoluzionarie – sono quasi sempre il frutto di un percorso di cambiamento progressivo che a un certo punto tocca il cosiddetto punto della “biforcazione catastrofica”, in cui cioè la traiettoria degli eventi diventa imprevedibile e l’intero sistema può saltare per aria.

La stessa cosa vale per noi singoli individui, per le nostre relazioni, per le aziende per cui lavoriamo o che gestiamo. Tutto viaggia più veloce, tutto cambia a ritmi sempre più frenetici e il futuro quindi è sempre più imprevedibile. Non è un caso che già nel 1970 il futurista statunitense Alvin Toffler nel suo Lo choc del futuro avesse previsto uno scenario in cui cambiamenti molto rapidi avrebbero compresso il concetto di tempo. Secondo Toffler, saremmo entrati in uno stato di «alta transitorietà» in cui avremmo dedicato all’ozio, alle idee, alle organizzazioni e perfino ai rapporti umani un tempo sempre più breve. Esattamente come succede ad esempio coi social network.

Il termine “cronofagia” deriva dal greco “chrono” che significa tempo e “phagein” che significa mangiare. In senso figurato, la cronofagia indica una situazione in cui il tempo viene “mangiato” o “consumato” in modo eccessivo da attività che non producono un valore effettivo o tangibile. L’imprinting culturale capitalista ha fatto sì che viviamo le nostre giornate nell’ottica della performance, aumentando a dismisura il nostro carico di lavoro al punto che questo richiede una sempre maggiore quantità di tempo e risorse mentali. Inutile dire che riempire le nostre giornate di “micro-compiti” da svolgere può portare a lunghi periodi di lavoro senza pause adeguate, che a loro volta possono generare stress. A questo punto, per scaricare lo stress accumulato, consumiamo il nostro reddito in attività – come ad esempio navigare sui social media, guardare video o giocare a giochi online – che forniscono senz’altro un sollievo temporaneo dallo stress, ma così facendo non fanno che sostenere questo comportamento disfunzionale. Queste attività di fatto “mangiano” il nostro tempo, tempo che potrebbe essere usato in modo più produttivo o più rilassante. Inoltre, l’uso eccessivo di intrattenimento e distrazione online può anche portare a ulteriore stress, creando feedback loop.

Per far fronte a questo ritmo crescente di cambiamento non serve tanto formarsi o aggiornarsi sugli strumenti a nostra disposizione. O meglio, non serve farlo con un approccio tecnicistico, mentre è utilissimo farlo con un approccio culturale e umanista. Detto meglio: è più importante capire il nuovo strumento che non imparare a usarlo meccanicamente. Questo è un concetto a cui tengo molto e che molto spesso porto nelle mie formazioni in azienda : è molto utile imparare cosa una nuova tecnologia consente di fare, ma ancor più utile è imparare a capire profondamente come funziona e che impatto avrà su TUTTA la nostra azienda (non solo sul suo business, ma anche sulla sua organizzazione e sulla vita delle persone).

Del resto nella nostra società è già complicatissimo tenere del tempo per noi, presi come siamo da quella che Paul Virilio chiamava la “cronofagia”, cioè la tendenza del capitalismo a sottrarci porzioni sempre maggiori del nostro tempo attraverso la burocrazia , l’intrattenimento, ma anche la costante reperibilità e la monetizzazione di parti essenziali delle nostre vite come l’amore, l’amicizia, le passioni politiche e i nostri hobby. Insomma, il futuro ci viene sottratto attraverso l’illusione di avere sempre tante (troppe) cose da fare nel presente.

Ecco perché pensare il nostro futuro (e il nostro presente in funzione di esso) è importante, ma è altrettanto importante esitare , sottrarsi dalla trappola di un illusorio piano di azione perfetto e imparare a vivere nell’imprevedibilità.

Nella prima stagione del podcast di Mondo Complesso c’è una chiacchierata a cui tengo moltissimo. L’ho fatta con Derrick De Kerckhove , grandissimo sociologo, insieme al quale abbiamo parlato dei “colpi di cannone globali”.

Secondo Derrick, i colpi di cannone sarebbero delle avvisaglie del fatto che viviamo in tempi incerti , fonte dunque di grandi instabilità ma anche di grandi opportunità. E proprio Derrick in questa puntata spiega come fare a esser pronti ad affrontare un mondo così fluido ma al tempo stesso denso di possibilità. Piccolo spoiler : serve concentrarsi più sulla cultura che sulla tecnica e ripensare alcuni “dogmi” della nostra società.

GUARDA LA CLIP CON DE KERCHOVE

Si conclude così anche il terzo dossier di Mondo Complesso. Ci siamo avvicinati, scontrati e abbiamo esplorato il mistero del tempo, un mistero che racchiude l’essenza stessa del nostro universo.

Vi invito come sempre a mandarmi i vostri pareri rispondendo a questa email, oppure contattandomi sui profili social che trovate qui sotto.

Buona domenica e a presto,

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