Il caos nella testa
Viviamo in un mondo sempre più interconnesso,
dove i fenomeni locali diventano rapidamente globali e in cui le conoscenze si influenzano continuamente.
Un mondo che ci sfida ad evolverci, per non vedere
il nostro campo dell’efficacia ridursi di giorno in giorno.
Io mi chiamoJoe Casini , e questo è Mondo Complesso.
Oggi parlo di
🎶 Confine tra ordine e caos
🧠 Psicopatologie
🪶 Prosperare nel disordine
Gli antichi greci credevano che a monte del kosmos ci fosse il caos. Cioè che il disordine totale degli elementi fosse il punto di partenza da cui aveva avuto origine l’universo, che invece è così ordinato con le sue leggi matematiche e fisiche a regolarlo.
Oggi al caos diamo un altro significato. Ad esempio i matematici ne hanno ideato una definizione molto più precisa e deterministica e che in sostanza ha a che fare con lo studio degli effetti macroscopici provocati da piccole cause. Cioè dello studio dei sistemi non lineari e divergenti, che dipendono dalle condizioni iniziali ma la cui evoluzione temporale è imprevedibile.
Per quanto tutto ciò possa sembrare ostico o poco comprensibile, in realtà c’è un forte legame tra i miti dell’antica Grecia, le moderne definizioni matematiche e la nostra vita. Perché a ben pensarci la nostra stessa identità viaggia a metà tra ordine e disordine, tra razionalità e creatività, tra condizioni di partenza ed evoluzioni imprevedibili. Come umani viaggiamo tra kosmos e caos, tra vite ordinate e disordinate. E solo una visione complessa delle cose può aiutarci a capire che anche noi siamo sistemi non lineari e divergenti, e per questo assolutamente unici e ricchi.

All’inizio del 2023 è stato pubblicato un articolo in cui si presentavano i risultati strabilianti di una ricerca condotta da un team di scienziati dell’Università di Pittsburgh. Gli scienziati hanno contattato delle persone che stavano per affrontare delle delicate operazioni per la rimozione di piccole aree del cervello e utilizzando degli elettrodi hanno monitorato per circa una settimana il funzionamento del cervello di alcune di queste persone. Gli scienziati si sono concentrati soprattutto su quel che succede durante operazioni semplici e quotidiane come dialogare con degli amici, guardare la televisione, leggere un libro, guardare le notifiche sul telefono.
Il gruppo di ricerca ha scoperto dei pattern molto interessanti. In particolare si è scoperto che alcune reti neurali sembravano comunicare tra loro come in una sorta di danza o di conversazione in cui quando una rete comunica l’altra ascolta. Ma allo stesso tempo questo equilibrio veniva rotto ogni volta che l’individuo passava da un’attività all’altra.
Il cervello infatti per passare da un pattern all’altro non effettua un movimento lineare, come dal punto A al punto B, ma tra un equilibrio e l’altro passa in modo rapidissimo per infiniti altri pattern in un modo che appare del tutto casuale. E questo movimento da uno stato d’equilibrio a un altro stato di equilibrio avviene dunque al ritmo del caos, che come dicevano i greci sembrerebbe effettivamente generare il nuovo ordine.
La stessa prospettiva la troviamo anche passando dalle neuroscienze alla psicologia, dove possiamo leggere gran parte delle patologie come un “eccessivo ordine”, oppure un “eccessivo disordine”. Pensiamo ad esempio al disturbo ossessivo compulsivo o al contrario ai disturbi dell’umore, come il disturbo bipolare. Se nel primo caso la mente sembra essere bloccata su un singolo stimolo o comportamento, generando una sorta di loop che diventa difficile da interrompere, nel secondo la mente sembra essere sopraffatta dal caos o dal senso di confusione che può derivare dalla difficoltà di gestire le proprie emozioni e pensieri. In entrambi i casi, l’eccesso di ordine o disordine sembra derivare da una mancanza di flessibilità e di capacità adattiva del sistema mentale ai normali cambiamenti della vita quotidiana.
Anche in quella che forse è la forma più estrema di malessere mentale, ovvero la schizofrenia, sembrerebbe come se la nostra mente cercasse disperatamente di preservare un proprio ordine interno, a discapito dell’integrazione con il mondo esterno.


Immaginiamo di voler fare una montagna di sabbia e di provare tre differenti approcci: il primo provando a disporre la sabbia in maniera perfettamente disordinata (1), il secondo provando al contrario a disporla in maniera perfettamente ordinata un granello sopra l’altro (3), e l’ultima provando a disporre la sabbia sopra il mucchio esistente, ma senza preoccuparci che ciascun granello sia perfettamente impilato (2). Nel primo caso i granelli sono talmente dispersi che sarà impossibile formare la nostra montagna, ma allo stesso modo non riusciremo a formarla neanche disponendoli in maniera perfettamente ordinata perché sarebbe già un’impresa impilare due granelli, figuriamoci fare un’intera montagna! L’unico modo che abbiamo per formare la nostra montagna di sabbia è quello di “ordinare ma non troppo” i nostri granelli , ovvero sovrapponendoli ma non in maniera esatta. In questa situazione avremo sì la nostra montagna di sabbia, ma questa sarà “al margine del caos” perché più granelli sovrapporremo e più sarà probabile che si verifichi uno smontamento!
Se seguiamo la definizione matematica di caos arriviamo a definire come caotici o non lineari dei sistemi come ad esempio il meteo, la cui evoluzione è prevedibile solo nel breve periodo ma appare imprevedibile sul medio-lungo periodo. Anche per questo la teoria del caos è uno dei filoni di studio più affascinanti della matematica, che ormai da più di un secolo prova a risolvere un paradosso: capire in quale modo il mondo ci è incomprensibile.
Questi studi sono ancora più affascinanti se pensiamo alle implicazioni che hanno per la nostra quotidianità. Pensiamo ad esempio ad aspetti della nostra vita come la felicità, l’amore, la soddisfazione personale e l’autodeterminazione. Sono tutti elementi essenziali per la vita umana, e che pure si evolvono in modo ignoto a partire da situazioni note.
Questo succede perché viviamo nell’interdipendenza. La vita umana si basa sulle relazioni, e le altre persone ci influenzano seguendo uno schema che spesso è basato sul caso. E sulla base di questo caso caotico noi cresciamo, ci evolviamo e comprendiamo meglio determinati fenomeni. Del resto, come è emerso dalla ricerca dell’università di Pittsburgh, è proprio il nostro cervello ad aver bisogno del caos per vivere nella stabilità.

Uno dei temi che mi pare emergere con più forza da questo studio è l’importanza del contagiarsi a vicenda. Di non provare a domare il caos o l’incomprensibile ma aprirsi all’idea che sia proprio il caos a portarci nella giusta direzione. Per fare questo dobbiamo respingere l’istinto di protezione e di isolamento che ci porta – ad esempio – a frequentare solo persone uguali a noi, e ad aprirci quanto più possibile al mondo esterno e ai suoi stimoli.
Ho parlato di un tema molto simile nell’ultima puntata del podcast di Mondo Complesso, in cui ho conversato col fisico Alessandro Vespignani. Insieme abbiamo esplorato l’importanza della contaminazione nella scienza. Creare gruppi differenziati, ricchi di persone che provengono da studi diversi, scienze diverse, paesi diversi, consente a un team di ricerca di essere più reattivo e più flessibile, e quindi maggiormente in grado di capire cosa fare e quando muoversi.
Che poi è ciò che vale anche per le aziende di oggi e che in fondo ci riporta a quel che dicevano proprio i greci: lasciamo che a guidarci sia il caos che è in noi e prima del previsto sarà il caos a portarci verso l’equilibrio, seguendo regole che come umani non ci è dato comprendere.
Buona domenica e a presto,

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