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Google, per favore, risolvi il problema della morte

Numero 81 · 9 febbraio 2025

Nel 2013, la copertina del Time poneva una domanda ambiziosa: “Can Google solve death?”.

L’idea che una tech company potesse anche solo provare a risolvere il problema della mortalità sembrava quasi fantascienza , eppure Google ci ha provato davvero grazie a Calico, un’azienda indipendente di ricerca e sviluppo nel campo delle biotecnologie che prometteva di rivoluzionare la lotta contro l’invecchiamento.

Larry Page, allora CEO di Google, sosteneva che la ricerca biomedica stesse affrontando i problemi sbagliati e che fosse necessario uno sguardo più lungimirante. “Dobbiamo puntare alle cose davvero importanti ”, dichiarava.

E oggi? Calico è ancora in piedi, ma non si hanno grandi notizie sui suoi progressi.
Quello che è certo, però, è che il transumanesimo non è più solo un’idea da copertina: è sempre più tra noi. E lo sarà sempre di più.

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Il transumanesimo è un’idea che affonda le radici in un pensiero tanto antico quanto l’umanità stessa: il desiderio di superare i propri limiti fisici.

Il termine, però, nasce ufficialmente nel 1951, quando Julian Huxley lo definisce come “l’idea dell’umanità che prova a superare i propri limiti per arrivare a una fruizione completa […] la presa di coscienza che sia gli sviluppi individuali sia quelli sociali sono processi di auto-trasformazione”.

In altre parole, il transumanesimo è una filosofia che vede l’evoluzione umana non più come un fenomeno puramente biologico, ma come un processo che può (e deve) essere guidato attraverso la tecnologia.

Negli ultimi decenni, questo pensiero si è fatto strada nella cultura popolare e nel dibattito pubblico. Francis Fukuyama lo ha definito “l’idea più pericolosa del mondo” nel 2004, mentre Hollywood e la letteratura lo hanno esplorato in modo sempre più esplicito. Da Westworld a Black Mirror , il tema dell’essere umano che trascende la propria natura grazie alla tecnologia è diventato un elemento centrale della narrazione contemporanea.Negli Stati Uniti, esiste un Partito Transumanista, fondato da Zoltan Istvan, che ha persino tentato una candidatura presidenziale.

Ma il transumanesimo non è solo una corrente filosofica o un trend culturale: è il punto di arrivo di un lungo percorso evolutivo che l’umanità ha intrapreso migliaia di anni fa.

Luca Lo Sapio, docente di bioetica e filosofia morale, nel suo saggio pubblicato su L’indiscreto esplora come l’evoluzione dell’essere umano si sia svolta in una “nicchia tecno-antropo-ecologica ”, un contesto in cui la natura è stata continuamente alterata dal progresso tecnologico.

Lo Sapio traccia quattro tappe fondamentali in questo percorso di trasformazione. La prima è il Grande balzo in avanti di circa 50.000 anni fa, quando l’uso del linguaggio ha permesso all’uomo di sviluppare il pensiero simbolico e la creatività culturale. La seconda tappa è la rivoluzione neolitica, circa 10.000 anni fa, con il passaggio dalla vita nomade alla sedentarietà. La terza è l’industrializzazione del XVIII e XIX secolo, che ha portato l’uomo a trasformare radicalmente l’ambiente con l’introduzione di energia meccanica, elettricità e chimica. L’ultima tappa, l’attuale, è caratterizzata dalla convergenza tra scienze informatiche e biologia.

Lo Sapio suggerisce che il futuro dell’umanità potrebbe essere segnato da un ambiente tecnologico onnipervasivo in cui la differenza tra interno ed esterno sarà annullata. Questo processo, che i transumanisti definiscono rivoluzione GNR (genetica, nanobiotecnologie e robotica) o NBIC (Nanotecnologie, scienze biologiche, scienze informatiche e scienze cognitive), porterà a un’umanità “post-biologica”, in cui i limiti corporei e i vincoli naturali, inclusi quelli legati alle pressioni selettive della natura, saranno eliminati grazie a meccanismi di auto-regolazione e selezione autoguidata.

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Superare i propri “limiti fisici” può suonare fantascientifico, eppure se ci pensiamo ci sono tantissimi ambiti in cui proviamo a farlo , dalla medicina alla riabilitazione fisica fino all’alimentazione e al fitness. Di per sé quindi è un concetto che ha senz’altro molte implicazioni positive, perché tutti noi aspiriamo ad avere qualche anno di vita in più in buona salute, oppure vedere le vite delle persone a cui vogliamo bene non essere segnate da malattie o infortuni.

Il punto è che, come al solito, i fenomeni non sono lineari e – tratti oltre un certo punto – comportano nuove implicazioni e richiedono nuove riflessioni.

Ecco perché, di fronte a tutto questo, rischiamo seriamente di farci trovare impreparati e impreparate.

Nel 2021, infatti, la Commissione Europea ha pubblicato le sue prime linee guida etiche in materia. Ma come hanno segnalato Yasemin J. Erden e Philip A.E. Brey della University of Twente in un articolo pubblicato su Science , una serie di timide indicazioni non bastano.

Di fronte a questa realtà, è essenziale non solo una regolamentazione specifica ma anche un quadro etico di riferimento. I due propongono di partire da qui: da sei valori chiave, che vanno oltre i principi tradizionali della ricerca clinica:

  • Consenso informato : Ogni individuo coinvolto in interventi di potenziamento umano deve essere pienamente consapevole degli effetti potenziali, dei rischi e dei benefici, dando il proprio consenso in modo volontario e informato.
  • Benessere : Gli interventi devono essere orientati a produrre un beneficio reale per l’individuo, contribuendo al miglioramento delle sue capacità e qualità di vita, senza compromettere la sua salute mentale o fisica.
  • Autonomia : Deve essere garantita la libertà di scelta dell’individuo, assicurandosi che nessuno sia costretto a sottoporsi a modifiche che possano influire sulla propria identità o personalità in modo non desiderato.
  • Giustizia e uguaglianza : È fondamentale evitare che l’accesso a interventi di potenziamento umano crei o accresca disuguaglianze sociali. Gli interventi non devono favorire determinati gruppi di persone a discapito di altri, ma devono essere disponibili in modo equo e giusto.
  • Responsabilità sociale : Ogni innovazione nel campo del potenziamento umano deve essere valutata non solo per i suoi effetti sull’individuo, ma anche per le implicazioni sociali a lungo termine.

Principi da difendere e valorizzare specialmente oggi, all’alba di una nuova era: quella della “broligarchia ”. che come spiega bene Ilaria W. Biano nell’ultimo numero della sua newsletter chiamata The God Gap , è un neologismo usato per descrivere “una situazione in cui un ristretto gruppo di uomini influenti nel settore tecnologico esercita un controllo significativo sulle strutture politiche e sociali”.

Perché transumaniesmo, capitalismo e broligarchia vanno a braccetto. Il capitalismo avanzato, specialmente nella sua declinazione tecno-finanziaria della Silicon Valley, trova nel transumanesimo una narrazione perfetta: un’ideologia che legittima la ricerca del dominio tecnologico senza restrizioni etiche, venduta come progresso inarrestabile e miglioramento della condizione umana.

Come precisa Biano, “la broligarchia non è solo un sistema di potere, ma anche un immaginario che sacralizza figure carismatiche , spesso percepite come “visionarie” o “profetiche” all’interno del panorama tecnologico e sociale. Il potere di questi leader si rafforza attraverso narrazioni che promettono una sorta di salvezza — sia essa rappresentata da innovazioni tecnologiche, crescita economica o trasformazioni sociali profonde”.

Il primo nome che ci viene in mente è ovviamente quello di Elon Musk , che intende superare la barriera tra cervello e computer tramite il suo progetto Neuralink e fornire una nuova possibilità all’essere umano su Marte con SpaceX.

Ma ne fanno parte anche figure meno conosciute, come Raymond Kurzweil , direttore dell’ingegneria di Google, conosciuto per la sua previsione della “singolarità”, ovvero il momento in cui l’IA supererà l’intelligenza umana, e la sua previsione di un futuro in cui gli umani potranno caricare la propria coscienza nel cloud.

O come Peter Thiel , sostenitore attivo di ricerche nel campo dell’estensione della vita, al punto da essersi registrato per essere sottoposto a crioconservazione dopo la sua morte, nella speranza di essere riportato in vita quando le tecnologie mediche lo permetteranno.

La stessa persona che, già in tempi non sospetti, come ha ricordato il giornalista Valerio Renzi nel primo episodio di “Fascismo di silicio”, aveva detto: “Non credo più che la democrazia sia compatibile con la libertà ”.


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Transumanesimo e lungotermismo : due concetti che sembrano simili, ma che nascondono sfumature profonde. Cosa li lega e cosa li separa? Ne ho parlato in una delle puntate dell’ultima stagione del podcast insieme a Irene Doda, giornalista e autrice del libro L’utopia dei miliardari.


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(clicca sulla GIF per ascoltare la risposta)


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«Pensi che i nuovi livelli di ricchezza raggiunti da una manciata di persone possano essere un pericolo per la democrazia?»

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Buona domenica e a presto,
Joe Casini

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