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Forse sono un multipotenziale, ma mi sento bene!

Numero 58 · 24 marzo 2024

Per molto tempo mi sono sentito sbagliato.

Ho visto i miei amici scegliere con facilità prima l’università, poi il lavoro che preferivano.

Al contrario per me fare queste scelte è sempre stato un dramma, semplicemente perché ho sempre avuto troppi interessi.

Alla fine è andata così: ho scelto Economia Internazionale. Poi, a quasi dieci anni dalla prima laurea, ne ho presa un’altra in Psicologia Clinica. Nel frattempo, ho iniziato a lavorare come imprenditore e consulente di impresa, sempre con un occhio puntato sulla tecnologia.

Non ho mai sentito una vera vocazione: credo di averne avuta più di una, in momenti diversi.

Te lo racconto perché ho fatto pace con questo lato di me, come persona e come professionista, solo di recente.

E l’ho fatto nella maniera forse più inaspettata: guardando un Ted Talk.

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Il termine multipotenzialità nasce agli inizi del Novecento nel settore della psicologia, anche se la storia dimostra che le persone multipotenziali sono sempre esistite.

Basti pensare a Leonardo Da Vinci – pittore, scultore, architetto, ingegnere e scienziato appassionato di anatomia, paleontologia, astronomia, botanica e cartografia – e a molti altri uomini (e donne) che oggi farebbero davvero fatica a restare nei limiti di caratteri delle job title di LinkedIn.

Una persona multipotenziale, infatti, ha molti interessi e passioni, spesso anche molto diverse tra loro. Nel corso della storia la multipotenzialità è stata riconosciuta come un vantaggio (soprattutto durante il Rinascimento o nell’antica Grecia) o come un difetto (specialmente negli ultimi secoli).

Dal 2015 in poi, la multipotenzialità tornata di attualità grazie a Emilie Wapnick e al suo Ted talk “Why Some of Us Don’t have One True Calling”.

Nel suo discorso, Wapnick racconta infatti di aver passato gran parte della sua vita a cercare di trovare un posto, un ruolo, che le permettesse di mettere a frutto la grande curiosità che la contraddistingue. È stata così musicista, cantautrice, web designer, scrittrice, regista, studentessa di legge, imprenditrice e career coach.

A un certo punto, Wapnick ha deciso di trasformare questa sua peculiarità nella sua vocazione, coniando e poi trasformando il concetto di multipotenzialità in un business di successo. Oggi sul suo blog Puttylike e il suo libro “Diventa chi sei” è un bestseller.

Come afferma Wapnick nel suo speech, le persone multipotenziali sono spesso penalizzate in un mondo che privilegia formazioni specialistiche e carriere lineari. Sotto sotto, infatti, cambiare lavoro o svolgere professioni diverse allo stesso tempo è sinonimo di indecisione, inaffidabilità o mancanza di determinazione.

In un mondo in cui alla domanda “che cosa vorresti fare da grande?” ci aspettiamo sempre e solo una risposta, il concetto stesso di multipotenzialità può spingerci invece a rivalutare quanto l’ultraspecializzazione sia sopravvalutata.

E, a volte, controproducente.

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Questo grafico riassume grossomodo il mio percorso, che poi è stato lo spunto sul quale ho costruito il mio Ted Talk fatto a Parma qualche mese fa (e che presto sarà disponibile sul canale YouTube Ted Talk). Ho sempre avuto moltissimi interessi, ma per tutta la mia adolescenza ho vissuto questa cosa con frustrazione perché da una parte vedevo per ciascuno di essi persone che di quello facevano la propria vocazione, dedicandosi tutto il giorno e diventando così molto più brave di quando non sarei mai potuto diventare io, dall’altra sentivo di non voler rinunciare a ciascuna di esse. Era un po’ come se entrando in un negozio trovassi tanti vestiti che mi piacevano e che vedevo stavano bene addosso a tutti gli altri, ma non a me… prima di capire che sarei dovuto andare da un sarto ho girato un sacco di negozi e provato una quantità enorme di disagio.

Nessuno è mai uno specialista per sempre, infatti: ogni campo del sapere evolve velocemente e per rimanere davvero esperti di un tema c’è bisogno di aggiornamento costante.

Allo stesso tempo, essere iperspecializzati è come sapere una sola lingua : difficilmente riusciremo a comunicare efficacemente con altre persone. Dall’alto della nostra torre d’avorio, però, forse non ci renderemmo davvero conto che questo sia un problema: in fondo, gli esperti siamo noi, che vuoi che ne sappiano gli altri?

Oltre al concetto di multipotenzialità, un altro approccio interessante che mi ha aiutato a ridimensionare la “dittatura” della specializzazione è quello delle persone T-shaped.

Questo modello, introdotto da David Guest, professore di Psicologia Organizzativa e HRM presso l’Università King’s College di Londra nel 1991, evidenzia la necessità di unire una profonda conoscenza specialistica su un determinato argomento o settore, rappresentata dalla parte verticale della “T”, con una serie di competenze trasversali e interdisciplinari, rappresentate dalla barra orizzontale.

Essere “T-shaped” significa non solo essere esperti nel proprio campo, ma anche avere la capacità di collaborare in modo efficace con colleghi di diverse discipline e settori: un approccio che favorisce l’innovazione, la creatività e la risoluzione dei problemi.

Per alcuni multipotenziali duri e puri, il modello di Guest è un’eresia. Io credo invece che trovare il filo rosso che unisce e dà senso a tutte le tue passioni possa essere un’impresa, ma che ne valga sempre la pena.

In fondo, la risposta non dev’essere niente di troppo specifico: molte persone multipotenziali in fondo sono guidate da aspirazioni universali come il bisogno di conoscere altre persone, di trasmettere i tuoi valori e le tue competenze o di esprimere la tua creatività.

Il mio, in fin dei conti, è quello di esplorare la complessità e capire ogni giorno un po’ meglio come funziona il mondo. Che è poi l’obiettivo del progetto Mondo Complesso, e quindi di questa newsletter e del mio podcast.

Ti sei mai chiesto il tuo quale sia? Oggi è il momento giusto per farlo.

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Nelle ultime settimane sono arrivati molti nuovi iscritti a questa newsletter (benvenuti/e!), quindi penso sia utile un breve ripasso sul concetto di complessità.

E quale puntata del podcast migliore per farlo se non quella che ho registrato insieme a Dario Simoncini e Marinella De Simone , co-fondatori del Complexity Institute? La trovi qui.

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ASCOLTA IL PODCAST

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«Come si concilia la nostra natura multipotenziale con percorsi formativi e di carriera mirati alla specializzazione?»

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Buona domenica e a presto,
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