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Conosci il test del marshmallow?

Numero 46 · 9 ottobre 2023

Viviamo in un mondo sempre più interconnesso,
dove i fenomeni locali diventano rapidamente globali e in cui le conoscenze si influenzano continuamente.
Un mondo che ci sfida ad evolverci, per non vedere
il nostro campo dell’efficacia ridursi di giorno in giorno.

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Io mi chiamoJoe Casini , e questo è Mondo Complesso.

Oggi parlo di
🍮 Test del marshmallow
❤️ Intelligenza emotiva
⏳ Importanza di saper aspettare


DOSSIER INTELLIGENZA #3 di 3
La falsa dicotomia tra intelligenza ed emozioni


Immagina di essere un bambino di quattro anni seduto a un tavolo. Sul tavolo c’è un marshmallow: un signore ti ha detto che se vuoi puoi mangiarlo subito, ma che se riesci ad aspettare qualche minuto potrai mangiarne due. Cosa faresti?

Questo è il dilemma che si sono trovati di fronte i bambini che hanno partecipato al “marshmallow test”, un famoso esperimento di psicologia sull’importanza del controllo cognitivo organizzato negli anni Settanta da un gruppo di psicologi dell’Università di Stanford.

A prima vista, questo test potrebbe sembrare la versione in laboratorio di un dilemma molto più grande e antico: quello tra intelligenza ed emozione (o ragione e sentimento, se preferisci).

In realtà, come avrai già intuito se leggi questa newsletter da un po’, la dicotomia tra intelligenza ed emozioni è molto più complessa di quanto sembri, al punto che forse non ha più nemmeno molto senso chiamarla così.

Marshmallow test illustration

I primi a pensare che intelligenza ed emozioni non siano forze opposte, ma complementari , sono stati gli psicologi Peter Salovey e John D. Mayer nel loro articolo Emotional Intelligence , pubblicato nel 1990.

Il termine intelligenza emotiva è diventato poi molto più conosciuto grazie a un altro psicologo, Daniel Goleman, e al suo libro Intelligenza emotiva: che cos’è e perché può renderci felici, uscito cinque anni dopo.

Nella definizione di Goleman, l’intelligenza emotiva è un insieme di capacità complesse legate al saper riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie emozioni e quelle degli altri.

Innanzitutto, dare un nome preciso alle nostre emozioni ci aiuta a capire ciò che sta accadendo dentro di noi, un presupposto essenziale sia per prendere decisioni appropriate che per gestire le nostre emozioni nel corso della vita. Non essere in grado di farlo può condurci fuori strada.

Per esempio, uno studio ha dimostrato che le adolescenti che soffrono di disturbi del comportamento alimentare durante l’infanzia tendevano a confondere la fame con la rabbia.

L’incapacità di riconoscere e descrivere a parole i propri stati emotivi e quelli altri viene chiamata alessitimia, o analfabetismo emotivo , ed è spesso associata non solo ai disturbi alimentari, ma anche alla dipendenza da sostanze, allo stress post traumatico e ad alcune patologie psicosomatiche.

Come molti altri fenomeni, anche l’alessitimia esiste all’interno di uno spettro: alcune persone faticano molto a descrivere le proprie emozioni, altre no, mentre la maggior parte si trova tra questi due estremi.

Allo stesso tempo, è sbagliato pensare che le persone alessitimiche non provino emozioni o non possano usare parole come “triste”, “nervoso”, o “spaventato” o esprimere sentimenti complessivi come “mi sento arrabbiato” oppure “mi sento agitato”.

La loro difficoltà sta nel definire cosa significhi sentirsi triste, nervoso, spaventato, arrabbiato, o agitato, ovvero arrivare al significato che si nasconde al di sotto della superficie dell’esperienza.

Saper identificare le proprie emozioni e comprendere quelle degli altri sono però solo due delle componenti dell’intelligenza emotiva individuate da Goleman: anche l’autocontrollo, la motivazione e le abilità sociali giocano infatti un ruolo fondamentale.

People talking

Pennsylvania study text image

Nel 2011 l’Università della Pennsylvania ha eseguito un nuovo “marshmallow test”, coinvolgendo 1.000 bambini di 2 anni che sono stati poi seguiti per i successi 30 anni. I risultati del test hanno dimostrato che i bambini che avevano deciso di mangiare il primo marshmallow hanno avuto nel corso della vita molto più facilmente problemi di salute, di dipendenza, precedenti penali e redditi bassi. Un altro team della stessa università aveva anche dimostrato che il test del marshmallow era un migliore predittore del successo futuro di una persona rispetto al test del QI.

Ricordi l’esperimento del marshmallow di cui ti ho parlato sopra?

Lo stesso gruppo di bambini è stato esaminato di nuovo quattordici anni dopo, alla fine delle scuole superiori, e i risultati sono stati sorprendenti.

I ricercatori hanno scoperto che i bambini che avevano resistito alla tentazione di mangiare il primo marshmallow per ottenere il secondo potevano ancora concentrarsi sui loro obiettivi , inibire le distrazioni e gestire bene gli impulsi.

Al contrario, quelli che a quattro anni non erano riusciti a resistere alla tentazione e avevano mangiato il primo marshmallow, a diciotto avevano ancora problemi nel posticipare la gratificazione per raggiungere loro obiettivi.

In senso più ampio, il test del marshmallow è un esperimento di intelligenza emotiva : fare un uso “intelligente” delle nostre emozioni non vuol dire infatti reprimerle, ma percepirle, valutarle ed esprimerle per favorire la nostra crescita sia emotiva che intellettuale.

Siamo giunti verso la fine di questo dossier di Mondo Complesso. Nelle ultime newsletter abbiamo scoperto che esistono molti tipi diversi di intelligenza e che da anni la politica ha trovato un suo modo per strumentalizzare l’intelligenza.

Ora sappiamo che l’intelligenza non è qualcosa che esiste, ma qualcosa che si fa: è attiva, interpersonale e generativa, e si manifesta quando pensiamo e agiamo.

Sappiamo che l’intelligenza è uno dei tanti modi di essere nel mondo: è un’interfaccia che ci permette di interagire con gli altri e l’ambiente che ci circonda.

Ma soprattutto, test del marshmallow a parte, sappiamo che l’intelligenza non è qualcosa da misurare, ma da riconoscere e valorizzare in tutte le sue molteplici forme.

A proposito di intelligenza emotiva, in una delle prime puntate di questa stagione di Mondo Complesso ho chiacchierato con la digital strategist Mafe de Baggis.

Per rispondere a una delle mie domande, Mafe ha riportato una citazione della direttrice della London School of Economics, Minouche Shafik: “In passato, lo strumento di lavoro erano i muscoli, oggi il cervello, domani lo sarà il cuore ”.

Marshmallow GIF
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Image with "A proposito di intelligenza emotiva, che rapporto hai con le tue emozioni?"

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