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Come potrebbe cambiare la tua città?

Numero 51 · 17 dicembre 2023

Viviamo in un mondo sempre più interconnesso,
dove i fenomeni locali diventano rapidamente globali e in cui le conoscenze si influenzano continuamente.
Un mondo che ci sfida ad evolverci, per non vedere
il nostro campo dell’efficacia ridursi di giorno in giorno.

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Io mi chiamoJoe Casini , e questo è Mondo Complesso.

Oggi parlo di
🏡 Urbanistica
🪦 Qualità della vita
🤝 Digital Twin


Un’altra Roma


Spesso mi chiedono com’è vivere a Roma , e la risposta che do è sempre “dipende”.

Roma è una città enorme – in effetti, è la città più grande in Europa per estensione – nonché tra le grandi capitali europee quella con meno stazioni della metropolitana (ne ha praticamente quante Atene, che però con esse copre una estensione molto maggiore pur avendo un quarto degli abitanti di Roma e meno di un ventesimo del territorio!).

Ecco perché rispondo “dipende”: perché a Roma si vive in tanti modi diversi a seconda di dove si abita, dove si lavora, e in generale che tragitti bisogna fare durante la giornata.

Io sono fortunato: mi muovo in moto, abito in una zona abbastanza centrale e il mio ufficio è in pieno centro, come pure quello di molti dei miei clienti. Quindi – nel mio caso – posso dire che a Roma si vive bene, ma conosco molte persone che non sarebbero d’accordo.

Amo Roma per molti motivi ma questo – le distanze, accentuate dal traffico e dal cattivo funzionamento dei mezzi pubblici – non è uno di quelli. Desidero spesso che Roma sia più vivibile, più a misura di persona.

E di certo non sono l’unico.

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Ho scoperto la teoria della città da 15 minuti grazie a questo Ted Talk dell’urbanista franco-colombiano Carlos Moreno, pochi mesi prima che questa diventasse uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale dell’allora candidato sindaco Roberto Gualtieri.

Il concetto elaborato da Moreno si basa sull’idea che i residenti urbani possano svolgere sei funzioni essenziali entro 15 minuti a piedi o in bicicletta dalle loro abitazioni: vita, lavoro, commercio, assistenza sanitaria, istruzione e intrattenimento.

Si tratta, insomma, di un’idea di città che va nella direzione opposta all’urbanistica moderna : progettare o riprogettare città a misure di persona, invece di costringere i cittadini ad adattarsi alle grandezze disumane delle tante megalopoli che abbiamo costruito nei secoli.

A questo ripensamento corrispondono numerosi benefici , tra cui riduzione dei tempi di spostamento e soprattutto dell’uso delle macchine, che portano a un aumento dell’attività fisica e una diminuzione delle emissioni.

La città di 15 minuti, inoltre, è anche un modo per servire meglio gruppi di persone che storicamente sono state escluse dalla pianificazione urbana, come donne, bambini, persone con disabilità e anziani.

Moreno a proposto per la prima volta quest’idea nel 2016, ma secondo alcuni studiosi come Elena Marchigiani e Bertrando Bonfantini, le radici del concetto risalgono almeno alla metà dell’Ottocento , quando l’urbanista Ildefons Cerdà ampliò la città di Barcellona con una struttura a griglia fatta di isolati facilmente raggiungibili.

Altri esempi del secolo successivo sono la Neighborhood Unit di New York, introdotta nel 1929, e i piani di sviluppo di Londra negli anni Quaranta.

Nonostante i suoi benefici e la sua storia, la teoria della città da 15 minuti presenta però alcune sfide.

La prima sono le leggi sulla zonizzazione. Molte città infatti hanno leggi che separano in maniera netta le zone residenziali, commerciali e industriali. L’attuazione della città dei 15 minuti richiede una revisione di queste leggi per consentire una zonizzazione a uso misto, in cui casa, ufficio, negozio di alimentari e aree ricreative possano trovarsi nello stesso quartiere.

Oltre alle leggi sulla zonizzazione ci sono altri temi, come la distanza dal lavoro , poiché non tutti i lavori possono essere decentrati e situati vicino a casa. Il lavoro da remoto e lo smart working riducono solo in parte questo problema.

C’è poi un’altra sfida, che può sembrare controintuitiva, ovvero il rischio di gentrificazione. Nel momento in cui vengono aumentati gli investimenti, le risorse e i servizi nei quartieri, insieme alla qualità della vita questi vedranno aumentarne anche il suo costo e il prezzo degli immobili. Un aspetto di cui tenere senz’altro conto, soprattutto se gli interventi dovessero privilegiare soltanto alcune zone e non altre.

“E poi c’è come sfida il cambiamento culturale : la città dei 15 minuti richiede un cambiamento importante nel comportamento e nello stile di vita delle persone. Le persone dovrebbero abbracciare la vita locale, il che potrebbe rappresentare un importante cambiamento, in particolare nelle società che apprezzano la mobilità e hanno una forte cultura dell’automobile”, ha ammesso Moreno in un’intervista.

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Quando pensiamo a un sistema complesso, forse una città è proprio la prima cosa che ci viene in mente! Nella logica della “Città dei 15 minuti”, comprenderne il funzionamento è quindi cruciale per cogliere come piccoli cambiamenti in un’area possono portare a grandi miglioramenti nella città nel suo insieme. Pensiamo, ad esempio, a come una “Pianificazione Urbana” più efficace non solo migliori l’accesso a “Spazi Verdi” e migliori la “Qualità dell’Aria”, ma influenzi anche in maniera positiva la “Salute Pubblica”. Questi spazi verdi, non solo offrono un rifugio nella frenesia urbana, ma possono anche diventare polmoni verdi che purificano l’aria, contribuendo a una città più sana. E quando la salute pubblica migliora, i costi sanitari si riducono, mostrando come interventi apparentemente isolati possano avere un impatto ampio e profondo. Ma non finisce qui. Gli spazi verdi, con la loro bellezza e tranquillità, attirano turisti e visitatori, contribuendo alla “Crescita Economica” e supportando le “Attività Commerciali Locali”. Questo flusso di visitatori non solo porta vitalità economica, ma arricchisce anche il tessuto culturale e sociale della città, promuovendo una maggiore “Connettività Sociale” e un più profondo “Coinvolgimento Comunitario”. In questo modo, una città non è solo un insieme di strade e edifici, ma diventa un organismo vivente, un luogo di scambio, crescita e apprendimento continuo. Ecco perché capirne il funzionamento è la chiave per sbloccare il potenziale di una città, per trasformarla in un luogo dove ogni elemento, ogni decisione, contribuisce a creare un ambiente più vivibile, sostenibile e prospero. Clicca sull’immagine per vedere il grafico interattivo!

Nel 2020, la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, ha adottato l’idea di Moreno nel suo programma di rielezione ed entro i prossimi quattro anni – secondo il piano di Hidalgo – Parigi vedrà la realizzazione di 130 km di nuove piste ciclabili, 130.000 posteggi sicuri per biciclette e monopattini elettrici, insieme ai lavori di de-cementificazione delle aree urbane e alla bonifica della Senna.

Tornando a Roma, sono diversi i cantieri aperti negli ultimi mesi e molti altri ne apriranno l’anno prossimo nei vari Municipi all’interno del piano “Città dei 15 minuti”, con l’obiettivo di creare centri urbani completi di servizi e spazi comuni in ogni quartiere. Che sia finalmente l’inizio di un cambiamento anche per la mia amata città? Lo spero, ma temo che i soli cantieri potrebbero non bastare.

Nei suoi discorsi e nelle sue interviste, Moreno precisa spesso che tecnologie come l’IoT, l’AI e l’analisi dei dati giocano un ruolo chiave nell’analizzare e ottimizzare gli ambienti urbani.

Mi sembra interessante che sia proprio l’intelligenza artificiale a permetterci di ritornare a vivere le città com’erano un tempo : come se fossero piccoli comuni.

In questo senso un ruolo fondamentale credo lo giocheranno in particolare i Digital Twin , ovvero modelli virtuali che grazie ai Big Data ricostruiscono il comportamento dei sistemi complessi al fine di poter simulare l’impatto ad esempio degli interventi urbanistici.

Ma di questo avremo modo di parlarne in un’altra newsletter.

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Parlare di Hidalgo e Gualtieri mi ha fatto tornare in mente la bella chiacchierata che ho avuto in uno degli episodi della seconda stagione del podcast insieme a Filippo Sensi, parlamentare e ideatore del bonus psicologo, su come la politica possa concretamente migliorare la vita delle persone.

ASCOLTA IL PODCAST

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«Come potrebbe migliorare la città in cui vivi?»

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