Newsletter
Che rapporto hai con la tua to-do list?
Numero 60 · 21 aprile 2024
Cosa fare con la lista di cose da fare?
---
**Senti di non avere mai tempo per fare nulla?**
Non sei l’unico o l’unica.
Anzi: è una sensazione con la quale convivo da anni e che cerco di gestire anche attraverso le ***to-do list***.
Ultimamente, però, la mia lista delle cose da fare è diventata quasi inutile: è quasi la stessa da mesi. La velocità con cui aggiungo task supera quella con cui riesco a completarli.
Al punto che mi sono chiesto: ma è davvero utile fare liste di questo tipo e finire per fare **scrolling tra un compito e l’altro come tra i post sui social**?

Ho trovato qualche risposta in un articolo scritto dal giornalista americano Joe Pinsker per *The Atlantic* e che s’intitola “[Why Your To-Do List Never Ends](https://www.theatlantic.com/family/archive/2021/01/to-do-list-tasks-never-end/617674/?utm_campaign=trueanthem&utm_medium=trueanthem&utm_source=linkedin)”.
“Forse molte liste sono sempre più lunghe per il semplice motivo che **ci sono più cose da fare**”, propone Pinsker: una riflessione quasi banale, ma che ha senso di esistere.
Negli ultimi quarant’anni, infatti, la tecnologia ha creato una **serie di nuove, quasi impercettibili mansioni che ‘rubano’ il nostro tempo**, come ad esempio svuotare la casella della mail, cambiare e aggiornare password, prenotare viaggi in autonomia, restituire oggetti difettosi, scannerizzare la spesa al supermercato o fare benzina.
Questi compiti “rosicchiano a volte un minuto, altre cinque minuti del tuo tempo libero alla fine ti ritrovi ad avere perso un’ora della tua giornata così”, spiega il sociologo e scrittore Craig Lambert, che definisce questo fenomeno “**lavoro-ombra**” (o *shadow work*).
Ma il lavoro-ombra è solo parte del problema: in molti casi, infatti, le liste delle cose da fare si allungano a dismisura o rimangono ‘bloccate’ perché completarle **è semplicemente troppo stancante.**
“Aggiungo qualcosa alla lista e poi quel compito resta lì, settimana dopo settimana, e mi perseguita per mesi”, racconta la giornalista Anne Helen Petersen su [*BuzzFeed News*](https://www.buzzfeednews.com/article/annehelenpetersen/millennials-burnout-generation-debt-work), riflettendo sull’impatto del burnout sulle faccende più semplici, come chiamare i propri genitori o lavare la macchina.
Da un lato, infatti, il burnout porta a una ‘**paralisi degli impegni**’, dato che lo stress e la stanchezza ci costringono a mettere da parte tutte le cose che non sono strettamente urgenti.
Dall’altro, tendiamo a dare priorità agli impegni che **migliorano la nostra salute mentale**, il nostro corpo o il nostro status sociale, e molte faccende non rientrano in nessuno di questi tre gruppi.
Il risultato? **Piccoli impegni diventano grandi rompicapi** che scivolano da un foglio all’altro della lista, senza diventare mai davvero abbastanza urgenti o importanti.
Infine, un ultimo tassello per capire la lunghezza smisurata delle nostre to-do list (o sicuramente della mia): secondo Liana Sayer, professoressa di sociologia all’Università del Maryland, oggi “molte più persone **combinano ruoli sociali diversi** (lavoratore o lavoratrice, marito o moglie, genitore) e le aspettative su ognuno di questi sono cresciute molto”.
La sensazione di avere costantemente tanti, troppi impegni (e di non fare mai abbastanza) dipende quindi “sia dall’idea che si siano molte più cose da fare di una volta che da quella che tu debba essere ‘**la versione migliore di te**’ in tutti questi ruoli per non sentirti un completo fallimento”, conclude l’esperta.
[](https://docs.google.com/document/d/1W_OgDlLVzNZ2riweG19zRH-NDtTLK55fi4gFRYWfls8/edit?usp=sharing)
**A proposito di to-do list: tu usi una lista cartacea oppure un'app?** Io ad esempio utilizzo Todoist, ma quando faccio uno "sprint" mi ritrovo spesso a riportare le cose da fare su un foglio di carta e utilizzare quello! La scelta tra strumenti di organizzazione fisici e digitali non è solo una questione di preferenza personale, ma **riflette profonde differenze nell'esperienza umana.** Le agende cartacee offrono un'interazione tangibile e diretta, incentivando la riflessione personale e un legame più profondo con le proprie attività quotidiane. **Scrivere a mano può migliorare la memoria e aumentare il senso di realizzazione.** In contrasto, le app per la gestione delle attività **promuovono efficienza e connettività.** Sebbene ottimizzino l'uso del tempo e facilitino la collaborazione, possono anche portare a una maggiore distrazione e ridurre l'impatto emotivo del completamento dei compiti. Ho provato a fare un confronto tra questi due "device" nella tabella che [trovi qui](https://docs.google.com/document/d/1W_OgDlLVzNZ2riweG19zRH-NDtTLK55fi4gFRYWfls8/edit?usp=sharing), mettendo in evidenza come a mio avviso ciascun tipo di strumento può influenzare aspetti chiave come la concentrazione, il controllo personale, la creatività, e l'apprendimento, sottolineando l'importanza di **considerare come gli strumenti che scegliamo modellano la nostra interazione con il tempo e le nostre attività quotidiane.**
“**Il lavoro-ombra o il burnout sono problemi strutturali**, ma visto che molte delle loro conseguenze sono inevitabili è possibile pensare a un paio di strategie che si possono attuare per renderli più sopportabili”, scrive Pinsker. Ecco qualche esempio:
* Il problema della lista che non finisce mai non è la lista in sé, anzi. Secondo [Cal Newport](https://beyondwork.zwap.in/blog/lavoro-asincrono), ideatore del podcast sulla produttività *Deep Questions*, “avere un posto dove mettere le cose che ti passano per la testa che non sia il tuo stesso cervello” **fa risparmiare energia mentale e diminuisce i livelli di stress**. Quel posto può essere un’agenda, un blocco di fogli di carta o anche un’app per la produttività come Trello o Todoist: l’importante è non tenere mai tutto dentro.
* Pinsker consiglia poi di individuare gli impegni più importanti, quelli talmente grandi da rappresentare dei veri e propri scogli mentali. Dato che è molto difficile che ci venga voglia di affrontarli su due piedi, è necessario una lista delle cose da fare **divisa per giorni della settimana (o del mese) e stabilire in anticipo giorno e ora in cui occuparsi di ogni** faccenda.
* La lentezza con cui spuntiamo le caselle della lista non è importante: l’unica cosa che importa davvero è la costanza. A livello mentale, “**fare qualcosa di produttivo ogni giorno fa davvero la differenza**”, conclude Newport.
Può sembrare paradossale, ma la mia to-do list ha acquisito un altro valore nel momento in cui ho cominciato a *non* fare le cose al suo interno – o meglio nel momento in cui ho accettato che l’obiettivo della lista non è spuntare tutte le cose, ma aiutarci a fare delle scelte sulle cose che effettivamente facciamo.
Continuare ad appuntare attività all’interno della to-do list mi aiuta perché so che in questo modo non correrò il rischio di perdere di vista qualcosa a cui avrei tenuto.
Per contro, **lasciar cadere serenamente alcune di queste attività** – a volte anche alcune che all’inizio ritenevo urgenti – in fondo alla lista mi aiuta a capire meglio le mie priorità a prescindere dalle valutazioni del momento, e quindi anche a scegliere di *non* fare qualcosa.
Ecco, se riusciamo a **trasformare la *to-do* list in una *wishlist***, allora riusciamo anche a farla diventare uno strumento che ci aiuta ad apprezzare meglio il nostro tempo, e non uno che ce lo ruba.
Ricevi la newsletter
Iscriviti per ricevere i prossimi numeri direttamente nella tua casella.
Iscriviti