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Che cos'è il tempo?

Numero 35 · 7 maggio 2023

Nel documentario “Dentro la mente di Bill Gates”, l’assistente personale raccontando quanto sia puntuale il fondatore della Microsoft dice di lui che «perdere tempo è l’unico lusso che non può concedersi , perché ha le stesse ventiquattro ore che abbiamo tutti noi». Ma è davvero così?

Chi è più ricco ha modo di acquistare strumenti o di pagare persone per avere “più tempo” libero. Ha anche accesso facilitato a cure che allungano “il tempo” della propria vita: è infatti ormai noto come molte patologie sono legate ai cosiddetti “determinanti sociali ” della salute, ovvero le condizioni socio-economiche. E ancora, anche la percezione “del tempo” cambia: una settimana può essere un’eternità e al tempo stesso gli investimenti possono essere valutati in decine di anni.

Insomma, è bastata una battuta per offrirci già molti spunti di riflessione e per questo – dopo i precedenti dossier dedicati ai concetti di “verità” e “potere” – questo nuovo dossier è dedicato al “tempo”, perché pochi concetti offrono la stessa varietà di prospettive!

E proprio come accade nel mio podcast, iniziamo da una domanda semplice che però semplice non è: che cos’è il tempo?

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Come raccontano bene gli storici – tra cui ad esempio Regina – una delle prime concezioni del tempo adottate dall’umanità è quella ciclica, o meglio ancora circolare. Così come il sole sorge e tramonta ogni giorno e le stagioni si rincorrono senza sosta, tutto l’universo è fatto di elementi che in modo continuo e infinito nascono, si riproducono, muoiono e si ripresentano. Si tratta di un concetto antico come la società umana e che era evidentemente intriso della profonda intelligenza naturalistica che caratterizzava le nostre civiltà più antiche.

Circa 2.500 anni fa, nell’Antica Grecia iniziò però a svilupparsi – lentamente ma gradualmente – una visione più lineare del tempo. Da circolare il tempo diventa così una linea che corre inesorabilmente in una sola direzione, ed è così che improvvisamente quel che è successo non potrà succedere nuovamente. Il passato non ritorna, il presente è sfuggente, il futuro imprevedibile. Se per pochi saggi comincia la misurazione “scientifica” di cicli cosmologici e naturali, per la maggior parte degli esseri umani il tempo rimane ancora un concetto distante, che perde qualsiasi utilità una volta superati i cicli stagionali a cui è vincolata l’agricoltura.

Può sembrare assurdo, ma in effetti il tempo per come lo intendiamo noi è probabilmente un prodotto industriale.

Dall’Ottocento in poi, infatti, il tempo lineare iniziò a essere scandito dai cronometri e dalle campane dei cicli produttivi industriali. Il tempo e la sua misura divennero l’elemento principe per organizzare la produzione nelle fabbriche , uno strumento della cultura capitalistica per vincolare la forza lavoro. Il giusto uso del tempo sta nel produrre, in barba all’otium così apprezzato nel passato, e il riposo è solo funzionale a una maggior produttività nell’immediato futuro.

A fianco a questa visione opprimente si svilupparono però anche concezioni del tempo più suggestive. Una delle più interessanti è quella proposta dal filosofo Henri Bergson nel 1927: il tempo lineare basato sul movimento delle lancette dell’orologio è il semplice frutto di un’operazione dell’intelletto. Invece il tempo vero – dice Bergson – è quello interiore , della nostra coscienza. Come scriveva Bergson stesso, “Al di fuor di me, nello spazio, c’è un’unica posizione della lancetta e del pendolo, perché delle posizioni passate non resta nulla. Dentro di me si svolge un processo di organizzazione e di mutua compenetrazione di fatti di coscienza, che costituisce la vera durata”. Le sue riflessioni ovviamente non possono non tener conto della teoria della relatività di Einstein , formulata solo pochi anni prima. Secondo questa nota teoria lo scorrere del tempo non è esogeno (ovvero uguale per tutti in qualsiasi circostanza), ma dipende da due variabili: la velocità del corpo e il riferimento spaziale degli osservatori. A partire da qui si parlerà di concezione relativista del tempo.

Ciclico, lineare, relativo: ma quindi cosa è il tempo? È forse tutto questo, ma credo sia soprattutto il modo attraverso il quale vediamo i nessi di causalità negli eventi del mondo. Succede A, quindi successivamente succede B e dunque il risultato poco tempo dopo sarà C. Potremmo dire che senza il tempo in pratica non esisterebbe la logica umana , ma in fondo possiamo dire anche un’altra cosa: che il tempo è così evidente intorno a noi che definirlo in modo univoco sembra impossibile. Il tempo è un concetto complesso.

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Lo spazio, il tempo e la causalità sono concetti strettamente legati e la loro comprensione è fondamentale per la fisica e la filosofia della scienza. In termini generali, lo spazio e il tempo sono le due dimensioni principali dell’universo in cui viviamo. La fisica moderna considera lo spazio e il tempo come parte integrante dello stesso spazio-tempo, in cui gli eventi sono descritti dalle coordinate spazio-temporali. La causalità, d’altra parte, è il principio secondo cui un evento è la causa di un altro evento, che lo segue necessariamente. La causalità richiede l’esistenza del tempo, poiché l’evento che viene considerato la causa deve avvenire prima dell’evento che ne è la conseguenza. In altre parole, la causalità richiede un ordine temporale ben definito. Inoltre, la causalità richiede anche l’esistenza dello spazio , poiché l’evento che viene considerato la causa e l’evento che ne è la conseguenza devono essere separati nello spazio. In sintesi, lo spazio, il tempo e la causalità sono concetti interconnessi e la loro comprensione è essenziale per comprendere la natura dell’universo e dei suoi eventi.

Come ormai sappiamo, uno dei principi fondanti della complessità è il superamento della linearità. Eppure nella società che abitiamo il tempo è per definizione lineare: non possiamo tornare indietro, non possiamo rivivere i ricordi e una volta morti non ci reincarniamo. Anche la storia viene vista come una linea.

A noi sembra ineluttabile, eppure anche Dante aveva previsto qualcosa di simile nella Divina Commedia : le anime che vivono nel Purgatorio attendono la fine della propria pena, dunque hanno un orizzonte temporale. Chi abita all’Inferno o al Paradiso vive nell’eternità, cioè nella ripetizione costante dei fatti. Tornando alla fisica, la revisione einsteniana del concetto di tempo è ciò che ha messo in crisi la fisica newtoniana e la meccanica quantistica, che non si sono rivelate false, ma solo come un piccolo pezzo di qualcosa che prima di Einstein veniva vista come il tutto.

Ecco quindi il tema essenziale: siccome il tempo è alla base della nostra logica e delle regole che dominano il mondo, se il tempo si fermasse salterebbero allora tutte le regole? Se è vero che il tempo altro non è che il riflesso dei nessi di causalità che legano gli eventi del mondo, se questo si fermasse nulla potrebbe più succedere. Può sembrare un concetto estremo – e in effetti lo è – ma tutti noi conosciamo la teoria del Big Bang che ci dice che poco meno di 14 miliardi di anni fa tutta la materia dell’universo era compressa in un punto infinitesimale di densità infinità. Se è quindi vera la teoria della relatività che vede spazio e tempo legati inesorabilmente, allora al di fuori dello spazio (ovvero prima del Big Bang) il tempo non potrebbe esistere. Non ha quindi senso domandarci cosa c’era prima del Big Bang, semplicemente perché non esistendo il tempo non esisteva neanche un “prima”… ma se tempo e causalità sono sinonimi, come può avvenire qualcosa in un mondo in cui non esiste causalità?

In definitiva, la definizione stessa di tempo rimane un mistero aperto al quale – mi dispiace – non credo daremo una risposta neanche in questo dossier. Tuttavia nelle prossime due newsletter continueremo ad esplorare le prospettive dalle quali possiamo osservare questo fenomeno straordinario, a cominciare da una domanda: quale è il valore del tempo?

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A proposito di tempo che scorre a velocità differenti, c’è una conversazione a cui tengo particolarmente che è quella avuta nel mio podcast con Alberto Puliafito. Alberto è un giornalista e ha fondato Slow News , un portale d’informazione che parte dal concetto di lentezza per ribaltare il ruolo del tempo nell’informazione.

ASCOLTA IL PODCAST

Secondo lui non è importante il numero di notizie pubblicate da una testata, ma la sua qualità. E per ottenere qualità ci vuole tempo. E se da quella qualità dipende un elemento essenziale come l’informazione pubblica, allora possiamo già iniziare a dire che l’idea dl tempo che abbiamo determina così a fondo le nostre vite da intaccare anche concetti come la libertà di stampa, il diritto all’informazione e la qualità delle nostre democrazie.

Buona domenica e a presto,

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