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Antonella Questa: Infanzie felici e la pedagogia nera

Numero 54 · 28 gennaio 2024

Come riuscire a rendere comprensibile a chiunque di noi, la complessità di un pensiero, di una storia o di un personaggio?

Mi chiamo Antonella Questa, faccio l’attrice da oltre 30 anni e sono un’autrice che si sforza di permettere a qualsiasi persona, più o meno intelligente, più o meno “studiata”, più o meno sensibile, di capire e di godersi le storie che racconto sul palco, convinta che il Teatro possa – e debba – fare bene a ognunə di noi.
Del resto questa forma d’Arte viene usata da secoli per raccontarci chi siamo, per parlare della e alla società – basti pensare all’uso che Shakespeare ne fa fare ad Amleto per smascherare lo zio, oppure ai messaggi veicolati nelle commedie di Aristofane – il Teatro affronta da sempre temi scomodi, tabù e attraverso le azioni dei suoi personaggi, ci suggerisce in quali modi affrontarli e risolverli.

Mi sono convinta che tutto il pubblico sia importante, indipendentemente da chi, da come e da cosa sia, quando poco più che ventenne entrai in un’importante Compagnia di Teatro di Ricerca. Durante le prove il regista, alla mia domanda: “perché devo fare questa azione? il pubblico non capirebbe” mi rispose: “Chi se ne frega del pubblico! Viene, paga, se non è contento se ne va”.
La cosa mi scioccò alquanto, non solo perché stupida – anche noi siamo un pubblico quando non stiamo sopra o dietro a un palco – ma anche perché la trovai classista e persino una pessima scusa per non ammettere che in fondo, nemmeno lui sapesse cosa stavamo facendo.
Da allora mi giurai di fare esattamente l’opposto, ovvero di sincerarmi sempre che quanto agissi sul palco fosse fruibile dalle persone in platea, anche perché altrimenti, tanto vale che me la suoni e me la canti da sola nel salotto di casa mia, giusto?

Quando poi ho iniziato a scrivere testi per il Teatro, ho dovuto affrontare la fatica di semplificare la complessità di certe tematiche – quali la vecchiaia, l’infertilità, le dipendenze comportamentali, l’ansia da prestazione etc. – per riuscire a raccontarle senza scadere nel didascalico e senza livellare la qualità del linguaggio verso il basso.
Per farlo ho usato come chiave l’ascolto. Quella qualità che abbiamo tuttə, una forma di apertura, il fondamento per entrare in relazione con noi stessə e con altrə, lo strumento che mi permette appunto di capire cosa il pubblico sia più o meno pronto ad ascoltare, e come fare quindi a convincerlo che vale la pena starmi a sentire.

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Andando nel concreto, prendiamo uno dei temi più complessi che abbia portato in scena: la Pedagogia Nera; ovvero l’insieme dei metodi educativi violenti, dal punto di vista fisico e psicologico, messi in atto ai danni də bambinə dalla fine del 1600 ai primi del 1900, i cui estratti più noti sono stati raccolti nel libro omonimo di Katharina Rutschky.

Quando ho iniziato a lavorare su INFANZIA FELICE ed accennavo al tema del mio nuovo spettacolo, ascoltavo nelle persone una forte e costante reticenza nel metter in discussione l’educazione attraverso cui erano cresciutə, osservavo l’impossibilità di ammettere che genitori e insegnanti lə avessero fatto soffrire, sia ingiustamente che inutilmente, trovando sempre una buona scusa alle loro azioni: “Me lo sono meritatə – le sberle mi hanno fortificatə – facevano bene a darmi del (declinare a piacere un insulto comunemente rivolto aə bambinə) – per uno schiaffo non è mai morto nessuno!”

Verissimo, se lo schiaffo che ti tirano non ti manda con la tempia sullo spigolo del tavolo di ferro…

Eppure uno schiaffo, quando sei bambinə, può far comunque morire qualcosa dentro di te, che grazie ad alcuni libri – la bibliografia è scaricabile dal mio sito – e alle interviste condotte per la creazione di INFANZIA FELICE, ho scoperto essere soprattutto l’autostima e l’amor proprio.

Le conseguenze dei traumi vissuti nell’infanzia, delle mancanze d’amore e di ascolto verso i nostri bisogni da parte degli adulti di riferimento, contribuiscono anche a creare una rabbia repressa che può esplodere una volta adulti. Una rabbia che ci spinge a reiterare, di fronte a chi è più debole di noi, gli stessi gesti e le parole violente subìte da bambinə.

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Come fare allora per raccontare a Teatro un tema così complesso, ostico e ancora oggi tabù? Come fare perché le persone lo ascoltino senza sentirsi giudicate, perché abbraccino una storia che potrebbe portare loro la consapevolezza necessaria a spezzare, una buona volta per tutte, la catena secolare di violenza educativa? Perché sia chiaro che nessunə ne ha colpa, che ognunə di noi e di chi ci ha precedutə, è cresciutə con adulti che a loro volta avevano subìto i metodi della Pedagogia Nera?

Ci sono riuscita usando il linguaggio della fiaba, una struttura drammaturgica complessa – penso allo schema di Propp – ma che ha il pregio di arrivare davvero a chiunque, perché ti racconta con autenticità di un mondo apparentemente lontano eppure estremamente vicino, impedendo così di sentirci giudicatə, aprendoci alla consapevolezza di quanto abbiamo vissuto e facendoci persino divertire oltre che emozionare.

Per questo INFANZIA FELICE ha come sottotitolo “una fiaba per adulti”, perché anche noi, alla nostra veneranda età, abbiamo il diritto – e il bisogno – che qualcuno ci racconti finalmente la nostra complessità con parole semplici e gentili, confermandoci che andiamo bene così come siamo.

Antonella.

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Sono una donna che ha superato i 50 e punta convinta ai 100, orgogliosamente femminista, molto curiosa, divoratrice di libri, che non possiede una tv dal 1994 e che viaggia continuamente.

Avevo 13 anni quando ho messo per la prima volta i piedi sul palco e da allora il Teatro è sempre rimasto il mio primo e più grande amore. Oggi sono attrice, autrice e regista degli spettacoli che porto in scena, ma collaboro sempre volentieri con altre compagnie e artiste che condividono la mia stessa visione del Teatro.

Attualmente in tournée con STAI ZITTA! tratto dal libro di Michela Murgia e con la conferenza-spettacolo “piacere, Denaro!” dove ho il piacere e la fortuna di condividere il palco con l’amica economista, Azzurra Rinaldi.

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