Abbiamo bisogno di tutti questi acronimi?
Non so in che mondo ti sia svegliato o svegliata tu mercoledì 6 novembre.
Il mio, di mondo, era dominato da una sola notizia: il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
Al di là delle considerazioni politiche, la rielezione di Trump avrà – e sta già avendo – conseguenze economiche, sociali e geopolitiche enormi. Ma non solo.
Avrà anche un grande impatto sulla nostra percezione del mondo , e uno ancora più grande su quella che hanno gli e le statunitensi.
Ma quali sono le parole che abbiamo usato più spesso negli ultimi anni per descrivere questo mondo che ci sembra sempre più caotico e imprevedibile?
Nella newsletter di oggi trovi qualche termine che potrebbe rivelarsi utile e il suo significato.

L’acronimo VUCA è stato coniato nel 1985 dagli economisti Warren Bennis e Burt Nanus nel loro libro Leaders: Strategies for Taking Charge ed è composto dalle iniziali di quattro parole:
- Volatility (volatilità): rappresenta il cambiamento rapido e imprevedibile che può influenzare i mercati e le organizzazioni.
- Uncertainty (incertezza): indica la mancanza di conoscenza riguardo agli eventi futuri e alle loro conseguenze.
- Complexity (complessità): si riferisce alla molteplicità di fattori interconnessi che rendono difficile comprendere le dinamiche in gioco.
- Ambiguity (ambiguità): sottolinea l’indeterminatezza delle situazioni, dove i messaggi possono essere confusi o contraddittori.
Negli anni ’90, il termine VUCA è stato poi adottato dall’US Army War College come framework di riferimento per affrontare un nuovo scenario geopolitico: il passaggio dalla guerra fredda, e quindi un mondo diviso in due sfere di influenza, a un mondo abitato da più attori diversi tra loro.
Con l’arrivo della pandemia di COVID-19, nel 2020 il futurista Jamais Cascio ha introdotto un nuovo acronimo, BANI , ovvero Brittle (fragile), Anxious (ansioso), Non linear (non lineare) e Incomprehensible (incomprensibile).
Cascio l’ha descritto come “un quadro di riferimento per articolare le situazioni sempre più comuni in cui la semplice volatilità o la complessità sono lenti insufficienti per comprendere ciò che sta accadendo. Situazioni in cui le condizioni non sono semplicemente instabili, ma caotiche. In cui gli esiti non sono semplicemente difficili da prevedere, ma completamente imprevedibili. O, per usare il linguaggio particolare di questi framework, situazioni in cui ciò che accade non è semplicemente ambiguo, ma incomprensibile”.
Nel creare questo nuovo acronimo, Cascio ha anche cercato di superare quella che lui definisce “una difficoltà a vedere il nostro mondo in una cornice diversa da quella apocalittica. Non perché lo vogliamo così, ma perché altre cornici sembrano inadeguate o false”.
In parallelo alla nascita di BANI si è scatenata quella che definirei una frenesia per gli acronimi. Ad esempio, il Center for Creative Leadership ha proposto il modello RUPT , che sta per Rapid (Rapido), Unpredictable (Imprevedibile), Paradoxical (Paradossale), Tangled (Intrecciato): un framework sviluppato come risposta all’accelerazione del cambiamento nella società per spingere i e le leader ad abbracciare l’innovazione. Un altro esempio è il modello TUNA , promosso nel 2016 dall’Università di Oxford e che sta per Turbulence (Turbulento), Uncertainty (Incertezza), Novelty (Novità), Ambiguity (Ambiguità).
Nella newsletter di oggi mi concentrerò solo sui primi due, VUCA e BANI (non me ne vogliano a Oxford), partendo da una domanda semplice: cosa distingue davvero l’uno dall’altro?

Questo diagramma (clicca sulla mappa per ingrandirlo) illustra come i fenomeni centrali del mondo VUCA – Volatilità, Incertezza, Complessità e Ambiguità – interagiscono con forze economiche, tecnologiche e culturali, creando un sistema in continua evoluzione. Ad esempio, la connessione tra Volatilità e Incertezza (+) mostra come i cambiamenti rapidi aumentino la difficoltà di prevedere il futuro, spingendo organizzazioni e individui a sviluppare strumenti di analisi sempre più avanzati. Allo stesso tempo, vediamo che la Trasformazione digitale alimenta sia la Resilienza (+) che la Complessità (+): se da una parte infatti la digitalizzazione migliora la capacità di reagire ai cambiamenti, dall’altra introduce nuovi livelli di complessità tecnica e organizzativa. Un altro collegamento cruciale è tra Big Data e Ambiguità (-). Sebbene i dati forniscano insight preziosi, la loro quantità e complessità possono facilmente portare a interpretazioni errate o decisioni basate su correlazioni fuorvianti. Questa mappa non è una risposta, ma uno strumento di riflessione: evidenzia le connessioni chiave e invita a esplorare come queste dinamiche possano essere governate per trasformare il caos del mondo VUCA in opportunità di crescita e innovazione.
Niente. In apparenza, le sfumature tra VUCA e BANI sono minime. Talmente sottili da farmi pensare che siano acronimi creati per vendere nuovi libri di leadership e management (della serie, dopo aver comprato tutti i libri sul VUCA, ora bisogna comprare tutti quelli sul BANI)!
A pensarci bene però, una differenza c’è.
L’unica vera, grande differenza tra il primo e il secondo secondo me risiede nella prospettiva da cui vengono letti.
Mentre VUCA descrive le caratteristiche del mondo esterno, BANI si concentra sul nostro rapporto con questo mondo.
Il mondo, in sé, non è infatti fragile, ansioso, non lineare e incomprensibile: siamo noi a essere così, in risposta a un mondo volatile, incerto, complesso e ambiguo.
Non sono l’unico a pensarla così: anche Jeroen Kraaijenbrink, esperto in strategia, ha scritto su Forbes che “BANI dovrebbe essere visto come una correzione o un reality check, inteso a frantumare quattro illusioni delle attuali percezioni umane del mondo”.
Le illusioni a cui fa riferimento sono:
- L’illusione della forza , che si scontra contro il nostro essere fragili (Brittle). E fragili sono anche i miti che raccontiamo a noi stessi e alle altre persone per sentirsi meglio o più sicuri.
- L’illusione del controllo , in risposta a uno stato d’ansia (Anxious). “Gli ultimi decenni possono essere stati relativamente tranquilli nel mondo occidentale, ma disordini, guerre e crisi sono sempre stati una parte normale della vita su questo pianeta. Questo significa che le persone non sono mai state in controllo. La differenza chiave è che ora finalmente iniziano a rendersene conto”, commenta Kraaijenbrink.
- L’illusione della prevedibilità , in contrasto con la non linearità delle vite e degli eventi (Non Linear). “La non linearità è sempre stata presente ed è una caratteristica naturale di qualsiasi sistema complesso”, spiega l’esperto: e anche le persone sono sistemi complessi, aggiungo io!
- L’illusione della conoscenza , di fronte a una mancanza di comprensione (Incomprensibile) del mondo. E qui tornerei a tutto il discorso che abbiamo fatto nella newsletter precedente su verità e post-verità (puoi recuperarlo qui).
In conclusione, sia VUCA che BANI forniscono strumenti preziosi per comprendere le sfide contemporanee. Tuttavia, mentre VUCA ci offre una mappa del terreno difficile da navigare, BANI ci invita a riflettere su come noi stessi e stesse interpretiamo e reagiamo a questo terreno instabile.
In questo senso, come ricorda Kraaijenbrink, l’acronimo BANI rappresenta un grande promemoria per tutti e tutte noi: viviamo in un mondo delicato, incontrollabile, imprevedibile e impossibile da comprendere.
Accettiamolo per com’è e meravigliamocene a ogni passo!

Come capire chi siamo e cosa vogliamo in un mondo così complesso? L’ho chiesto qualche giorno fa a Giulio Xhaet , scrittore e formatore, durante la puntata del podcast che abbiamo registrato dal vivo durante il Fake News Festival: puoi recuperarla qui.

(clicca sulla GIF per ascoltare la risposta)

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