4 prove (fra le altre cento) dell’esistenza di un Mondo Complesso
Tranquilli, non c’entra niente Tommaso d’Aquino. Immaginate invece di essere sul divano dell’ufficio di Francis Fukuyama , in una giornata del 1990, a discutere del suo libro La fine della storia e l’ultimo uomo , appena uscito e destinato a diventare un best seller. Questo politologo è lì a dirvi che, dopo il crollo del comunismo, le democrazie liberali hanno vinto definitivamente e che ora il mondo sarà molto meno “complesso”, cioè avviato a portare il paradigma liberale e liberista (che andrebbero distinti, ma Fukuyama spesso li assembla) un po’ a tutti i popoli, chi prima chi poi.
Ecco perché la Storia in certo senso è “finita”.
E ora immaginatevi, un paio d’anni dopo, a vedere in tv il dramma di Sarajevo e della ex Jugoslavia, e a parlare col politologo Alain Minc che ha pubblicato La vendetta delle nazioni : un libro che parla di una rivincita delle pulsioni nazionalistiche contro l’illusione di un mondo pacificato e globalizzato, anzi, pacificato proprio perché unificato da un’ideologia globale e da prassi finanziarie e commerciali, se non concordate, almeno standardizzate. Vi viene da chiedervi: il mondo è tornato “complesso”? Per meglio dire: drammaticamente e sanguinosamente complesso?
Questo è il medesimo interrogativo che potremmo porci oggi, da almeno 4 punti di vista.

1. La globalizzazione
Una globalizzazione senza crepe e senza sangue, vista come metafora di un mondo epistemologicamente semplice e politicamente libero da conflitti sanguinosi, è del tutto finita, anche perché non ci sarebbe stato bisogno di vedere Ucraina e un’altra sessantina di guerre dimenticate per capire che eravamo dentro una pura illusione, con la denuncia di Bergoglio e di altre voci. Oggi si deve parlare di scenario postglobale, o di un “neoregionalismo” di macroaree in competizione, durissima e a volte feroce.

2. La governance mondiale
La visione di un mondo governabile con l’armistizio fra le due superpotenze e qualche altra poliarchia a creare ponti di dialogo non è più sufficiente: questo purtroppo è evidente, anche senza evocare il caso (Taiwan) che potrebbe portare a uno scenario “semplice” ma terrificante, cioè un conflitto convenzionale o addirittura nucleare fra Usa e Cina.

3. La gestione delle supply chain
Nemmeno la supply chain mondiale, dopo lo shock dei primi mesi di Covid in cui il blocco della Cina aveva messo in crisi migliaia di aziende dell’Occidente, e dopo altre tensioni degli ultimi 30 mesi, può dirsi più quel paradigma di divisione del lavoro a livello mondiale che per circa 20 anni aveva funzionato in modo abbastanza efficiente. Si pensi a cosa accadrebbe se, con prodotti finali che hanno decine o un centinaio di subcomponenti che arrivano da una decina di Paesi, un terzo o la metà di questi smettono di arrivare, per motivi pandemici o geopolitici…. Quale nuova “complessità” si scatenerebbe? Forse una paralisi di alcune produzioni? (automotive e pharma, come altri settori, stanno considerando davvero queste ipotesi).

4. La questione energetica
Lo scenario energetico era già andato fuori controllo prima dell’invasione russa dell’Ucraina, ma questo trade off drammatico (allargarsi ancor più alle rinnovabili, ma con una fase-ponte in cui quelle fossili servono ancora, anzi di più) pone interrogativi enormi, che si saldano a quella che rimane la madre di tutte le crisi: quella ambientale e del global warming.
Facile porre queste domande, e come al solito più difficile fare la pars construens. Per fortuna mia, c’è l’alibi del dire che il delineare risposte richiederebbe “ben altro” spazio, un convegno ecc. Posso dire che nel nostro piccolo ci stiamo provando, con soggetti che puntano a un rafforzamento delle relazioni con Unione Europea e USA, come il Transatlantic Investment Committee, o con un’iniziativa che, come Federmanager Academy, avvieremo alla fine di gennaio, in modalità aperta e col supporto di due grandi associazioni del mondo d’impresa e del management. Non vogliamo l’alibi del “benaltrismo” e, come management school di Federmanager, vogliamo prenderci una piccola grande responsabilità di analisi e proposta, in cui anche gli amici di Mondo Complesso possono entrare gratuitamente.
Infine, una domanda: alla fine del 2023 troveremo un mondo più semplificato o più complesso? Io direi: la seconda delle due. Ciao
Federico
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